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Perugia in un giorno: godersi il capoluogo umbro a ritmo lento

10/07/2018

Vi do il benvenuto ad un nuovo episodio di “la Celeste ed i luoghi che ha sempre snobbato perché troppo vicini a casa”.
Per chi si fosse sintonizzato adesso, ricordo che la Celeste abita nella Valdichiana senese, vicinissima a quella aretina; in soldoni: Montepulciano e Pienza a due passi, lago Trasimeno dietro l’angolo, Arezzo Siena e Perugia a 40 minuti di macchina. Nonostante questo, ha cominciato a rendersi conto che il paesello dov’è nata e cresciuta riveste una posizione strategica mica male soltanto di recente, e solo grazie ai rimproveri di colleghi/amici blogger ed alle lamentele di un fidanzato che ha lasciato Praga per trasferirsi nelle campagne toscane.

Dopo aver parlato di quella che di fatto è la sua cittadina d’origine, Montepulciano, nell’episodio di oggi si sposterà in una città in cui era stata un numero indefinito di volte, ma della quale aveva visto solo una minima e misera parte; una città da sempre identificata con lo shopping e poco altro, che dopo l’ultima visita ha finalmente assunto tutt’altro aspetto.
Se volete sapere cosa vedere a Perugia in un giorno, questa è la puntata che fa per voi!

Perugia, la rottura col passato

L’unico dettaglio che ricordo delle gite con la scuola sono le scale mobili che, attraverso una specie di sotterraneo, ci portavano dritti in centro. Ricordo l’emozione di bambina per quell’esperienza allora così strana, ma non chiedetemi altro che ho il vuoto assoluto. Anche continuando a tornare in età più adulta, con i genitori prima e gli amici poi, non credo di essere mai uscita dal seminato: per me Perugia alta era Corso Vannucci ed annessi palazzi, stop. Carina sì, ma così “povera” per essere un capoluogo.

Finché ho cominciato a leggere opinioni entusiaste, a trovarmi davanti foto di acquedotti, di rocche, di palazzi, di enormi porte cittadine… parole ed immagini quasi aliene per me.
“Ma possibile che sia davvero Perugia?”.
E così ci siamo messi a tavolino e ci siamo fatti il nostro bel percorso dettagliato. Era l’ora che la vedessi anch’io Perugia, stavolta davvero. Finalmente.

Perugia in un giorno, per riscoprirla insieme a ritmo lento

Vorrei iniziare con una piccola premessa: nonostante la giornata a disposizione, abbiamo lasciato indietro alcune chiese perché un po’ fuori dalle mura; per la Basilica di San Domenico, l’ Abbazia di San Pietro e l’Oratorio di San Bernardino dovremo tornare, così come per l’entrata in alcuni musei.

Per evitare di girare troppo in cerca di parcheggio, l’auto la lasciamo in Piazzale Umbria Jazz e saliamo sul bruco mela (aka mini metrò) che ci porta dritti in centro. Mi piace davvero questo mezzo alternativo che molti perugini detestano, non tanto per l’utilità quanto per l’essere una macchina succhiasoldi i cui enormi costi portano le casse cittadine sempre più in rosso.
Dal capolinea Pincetto imbocchiamo via Oberdan, ma invece di girare a destra come al solito, andiamo in direzione opposta; ben presto ci troviamo al cospetto di Porta Cornea e della Chiesa di Sant’Ercolano. Tutto “nuovo”, tutto davvero wow.

Attraverso Porta Marzia entriamo poi in quel sotterraneo che tanto amavo da bambina, quello con le scale mobili, che altri non è che la Rocca Paolina. Per la prima volta comincio a vagare tra le sue numerose “stanze”, se così si possono chiamare, che in realtà sono in tutto e per tutto una città sotto la città. Immaginate che stravolgimento dev’essere stato per la Perugia medievale la sua costruzione, che portò all’inevitabile distruzione di torri, palazzi, ed anche una porzione delle mura etrusche; non sorprende che i perugini non le siano mai stati particolarmente affezionati nei secoli passati, tanto che la rocca è stata strappata allo stato di abbandono soltanto nella prima metà del ‘900. E per fortuna, perché la Perugia di oggi senza di lei sarebbe come storpia.

Saliamo poi fino ai Giardini Carducci, dai quali si gode di un panorama che, al contrario del resto, non mi sono mai fatta mancare; la Basilica di San Domenico svetta in tutta la sua magnificenza, mentre sullo sfondo si possono ammirare il Monte Subasio e l’inconfondibile Assisi. Dopo aver attraversato Piazza Italia, ci infiliamo per la suggestiva Via delle Streghe, un vicoletto che conduce verso la porzione meglio conservata delle mura etrusche, che risalgono addirittura al IV secolo a.C.. Imbocchiamo poi Via della Luna (quanto sono belli i nomi di queste strade??) fino a Corso Vannucci, direzione Piazza IV Novembre. Non visitiamo la Galleria Nazionale dell’Umbria, ma rimaniamo ad ammirare l’atrio del Palazzo dei Priori, nel quale è conservata la statua raffigurante il simbolo di Perugia: il grifo.

Difficile, se non impossibile, scegliere a chi vada il premio di “più bello della piazza”. Il Palazzo e la sua Sala dei Notari (benché gli affreschi originari siano quasi tutti andati persi) sembrano farla da padrona, ma la Fontana Maggiore e soprattutto le logge della Cattedrale di San Lorenzo gli fanno una concorrenza spietata! È abbastanza inusuale che ad affacciarsi sulla piazza principale sia la fiancata della chiesa più importante della città e non il fronte, le cui pareti esterne sono rimaste incomplete.

Ecco, è questa la parte di Perugia che conosco di più. O meglio, Perugia per me è sempre “finita” qui.
Ma stavolta voglio vedere è il lato più nascosto, quell’acquedotto medievale che tanto mi ha incuriosito dagli scatti su Instagram, diavolo tentatore. Imbocchiamo la bellissima Via Maestà delle Volte fino ad arrivare in Via Cesare Battisti; dal ponticino è possibile ammirare l’acquedotto dall’alto, ma io voglio camminarci sopra. Proseguiamo fino all’Arco Etrusco, probabilmente la più bella e simbolica tra le 7 porte cittadine, e poco dopo eccoci , finalmente in Via dell’Acquedotto.

I quasi 4 chilometri totali di questa costruzione assolutamente rivoluzionaria per il XIV secolo servivano per condurre l’acqua dal monte Paciano fino alla Fontana Maggiore, spingendola quindi dal basso verso l’alto e senza l’aiuto di pompe o simili: grazie alla semplice pressione, gli studiosi dell’epoca riuscirono in un’impresa all’avanguardia. Il condotto prosegue per un tratto sotterraneo tracciato già in epoca etrusca e visitabile solo in occasioni speciali, che spero davvero di poter ammirare un giorno.

Restii a lasciare quest’angolo così unico e tranquillo al quale abbiamo dedicato la porzione più abbondante del nostro tempo, chiudiamo il cerchio con Porta Sole e Piazza Rossi Scotti, per poi tornare verso la fermata del mini metrò attraverso Piazza Matteotti e lo splendido Palazzo del Capitano del Popolo.

E così, con un po’ d’amaro in bocca, si chiude questo secondo capitolo. Già, perché la Celeste sa bene di essere testona, ma non può davvero credere di essersi negata un’esperienza simile per praticamente tutta la sua vita… un’esperienza fatta in una soleggiata giornata d’aprile, senza stress, mano nella mano con una delle poche persone in grado di farla ragionare, in una città che ha sottovalutato da sempre. Quindi, lettori cari, fate tesoro di questo consiglio: l’Umbria, regione spesso snobbata, è merce rara; i suoi borghi sono dei gioielli, ma per nessuna ragione al mondo, se vi trovaste a passare di lì, lasciate indietro Perugia.

  1. Non si fa Celeste! Non si snobba mica la città che ha dato i natali all’Orsa? Ennò! 😀 😀 😀
    Mi sono sparata le tue foto su Flickr come un’iniezione di amarcord ed avevo i lucciconi sallo! 😉 Perugia l’ho lasciata presto a soli 6 anni ma ci tornavo almeno una volta all’anno a trovare i parenti rimasti. L’ho vista profondamente cambiare anno dopo anno fino a quasi toccare un’apice di stravolgimento in negativo (sia nell’urbanizzazione, sia nella gente, sia nella mentalità). Nei tuoi scatti però l’ho rivista finalmente come quella di una volta *__* Grazie!!!!

    1. Ma non ci posso credere che l’Orsa sia perugina!! Ma veramente??? Ma che bello!
      Mi raccomando, quando ci torni fammi un fischio (o un ruglio?) che arrivo subitissimo a salutarti.
      Pur avendola vicina, i cambiamenti li ho notati appena perché difficilmente vado in centro, mi fermo sempre alla zona industriale e ai suoi millemila centri commerciali; ma lo stravolgimento dell’urbanizzazione è lampante purtroppo… mi fa piacere che i miei scatti ti abbiano fatto fare un salto nel passato <3 ti aspetto eh! Un bacione

  2. A Perugia ci sono stata lo scorso anno, dopo 20 anni dalla mia prima volta! Devo dire che, come tutto il centro Italia, l’adoro e spero di ritornarci al più presto per visitarla nuovamente e meglio!

  3. Ma dai non sapevo che l’Orsa fosse nata proprio a Perugia!
    Io ci sono stata una volta da ragazzina durante un piovosissimo lunedì di Pasquetta, e oltre alla pioggia devo dire che non ricordo molto. Però mi riprometto sempre di tornarci prima o poi (io però sono “giustificata” perché è lontana da casa mia 😉
    Però ti capisco perché anche qui tra Langhe e Roero ci sono tantissimi paesi bellissimi che non ho mai visto perché “tanto sono lì, ci vado quando voglia”. Oppure pensa che – vergogna delle vergogne – non sono MAI stata alla Reggia di Venaria che è a un’ora di macchina da dove abito io 😱

    1. Anche per me è stata una sorpresa assoluta scoprire le origini dell’Orsa <3
      Comunque Silvia, mi ci rivedo completamente in quello che dici. Non sono mai entrata al duomo di SIena, o salita sul campanile di Giotto o sulla cupola pur avendo abitato 4 anni a Firenze. Mi metterei in croce da sola. Ma possiamo ancora recuperare, che non è poco!
      Un bacione, grazie di essere passata 😀

  4. Sono stata a Perugia solo una volta in occasione del matrimonio di un’amica e mi è subito arrivata al cuore! Non sono riuscita a visitarla in modo approfondito ma sono sicura che rimedierò perché l’Umbria è splendida e quindi non farò fatica a trovare una scusa per tornarci!
    Le foto sono davvero bellissime!
    Un bacione cara Celeste

    1. Spero tu la trovi presto una scusa per tornarci eh, e che mi faccia sapere!
      Ti ringrazio per i complimenti sulle foto, mi sentivo particolarmente ispirata in effetti… dovrò tornarci con la macchina nuova. Un bacione a te, e grazie per le tue parole sembre dolcissime!

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