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Cosa vedere a Celje, la città dei principi

11/09/2018

Quando abbiamo deciso di includere Celje nel nostro on the road estivo, non avevamo idea a cosa saremmo andati incontro. Sapevamo, quello sì, che non saremmo rimasti delusi. Le città slovene sono una più speciale dell’altra, perché dovrebbe fare eccezione proprio lei? Ospita addirittura il castello più antico di Slovenia, ed è stata dimora dei conti di Celje, la casata nobiliare più importante della storia del Paese e le cui stelle appaiono addirittura sulla bandiera.

Insomma, le premesse per un’esperienza indimenticabile c’erano tutte, ma mai avremmo creduto che la scoperta di Celje si sarebbe rivelata tanto speciale. Per questo vorrei iniziare ringraziando l’ufficio del turismo, che ci ha permesso di conoscerne ogni angolo ed ogni sfumatura attraverso la migliore guida che avremmo potuto desiderare. Dejan, speriamo di far onore alla città ed al tuo lavoro con questo nostro post.

Celje: un po’ di storia

L’appuntamento con la nostra guida è fissato per la prima domenica di agosto alle 9 in punto in Krekov Trg, la piazza di fronte alla stazione centrale. Le nostre conversazioni con l’ufficio turistico erano state in inglese, quindi mai ci saremmo aspettati di ritrovarci davanti ad una persona che parla un italiano perfetto e che ha vissuto proprio nella nostra Toscana. Dejan è una vera sorpresa dal primo istante, proprio come Celje.

Scopriamo che le origini della città sono antichissime e che l’area era abitata già dal Neolitico; sono i celti a darle il primo nome del quale si ha testimonianza, Kelea, mentre nelle mani dei romani viene ribattezzata prima Civitas Celeia, poi Claudia Celeia, toponimo quest’ultimo assegnatole insieme al ruolo di municipalità. Grazie ai suoi dominatori, Celje assume una posizione di spicco, diventando una ricca e popolosa colonia collocata al centro della celebre strada che unisce Aquileia alla Pannonia.
Ma il ruolo conferitole dai romani cade insieme all’impero.

Per secoli della città non si ha traccia, se non per saccheggi e scorribande, finché non riappare come Cylie nel medioevo, dritta verso una gloria che trova compimento nel 1436. Sono i conti di Celje che, grazie a matrimoni ed alleanze, salgono al potere, elevandosi a principi e divenendo una delle famiglie più potenti ed importanti d’Europa. Uno status che durerà appena 20 anni e che finirà tragicamente a Belgrado con l’uccisione dell’ultimo sovrano, Ulrik II, da parte degli ungheresi. Ciò nonostante, l’economia della città rimane fiorente, alimentata da una comunità nella quale la fetta tedesca è sempre più consistente. Un dualismo questo che durerà fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale e che , come vedremo, si mostra ancora attraverso alcuni monumenti simbolo.

Cosa vedere a Celje: il centro città

Il racconto di Dejan inizia quindi da Krekov Trg, la piazza antistante la stazione centrale e che ospita proprio la bella costruzione voluta dalla comunità tedesca. La Celjski dom, ai tempi conosciuta come Deutsches Haus, oggi è uno spazio culturale polivalente ed un ex cinema, ma al momento della sua costruzione nel 1907 era il punto di riferimento della popolazione germanica, la loro “casa”. La ragione della sua istituzione? Reagire alla Narodni dom, la “casa nazionale” finanziata dalla comunità slovena, e che oggi ospita il municipio.

All’imbocco della piazza, ad attirare la nostra attenzione è la statua di una donna che si porta appresso una valigia; scopriremo presto che quel piccolo monumento è un omaggio ad una signora unica che incredibilmente non avevamo mai sentito nominare prima, ma la cui storia riesce a conquistarci all’istante: Alma Karlin. Se provate a cercare il suo nome su Google, saranno tantissimi gli appellativi a lei associati che salteranno fuori: scrittrice, viaggiatrice, collezionista, poetessa, teosofista, poliglotta,etnologa. Sì, viaggiatrice e poliglotta, una donna nata nel 1889.

Alma nei suoi scritti usava principalmente il tedesco, ma conosceva altre 13 lingue. Ha girato il mondo, documentando i suoi viaggi sui giornali locali e pubblicando un libro dopo l’altro. Aprì a Celje una scuola di lingue nella quale insegnava personalmente, condividendo le sue conoscenze con i suoi concittadini. Insomma, una delle figure femminili più progressiste della storia. Una mostra permanente al Museo Regionale (Pokrajinski muzej Celje) celebra la sua vita e le sue opere, mostra che sfortunatamente non abbiamo avuto tempo di visitare ma che mi sento di consigliare a scatola chiusa.

cosa vedere a celje

Così come il rifugio di un altro grande personaggio amatissimo a Celje, Josip Pelikan. Josip era un fotografo di origine ceca che ha lasciato in eredità alla comunità migliaia e migliaia di scatti di luoghi e volti, una memoria collettiva dal valore enorme. Anche Dejan ce ne parla con affetto: è stato lui ad immortalare i più bei momenti del matrimonio dei suoi genitori, così come quelli di molti altri conoscenti. Significativo il fatto che il suo atelier non sia stato toccato dalla sua morte (1977) ed anzi sia stato trasformato in un museo. Per il quale tornerò, ah se tornerò.
Alcune gigantografie dei suoi scatti sono appese in bella vista all’esterno dell’hotel Evropa, uno degli alberghi storici della città ed il secondo più antico di Slovenia. Il suo prestigio è evidente dal fatto che dell’edificio facciano parte una porzione delle mura medievali insieme ad una delle quattro torri rimaste.

Proseguendo lungo Razlagova ulica, troviamo presto la più importante: la torre dell’acqua (vodni stolp). Le sue origini risalgono al 1450 circa, ed oltre alla struttura in sè, patrimonio culturale, è molto significativa la placca che segnala il livello a cui era arrivato il fiume Savinja durante il disastroso alluvione del 1672. Poco più avanti, Dejan ci segnala l’unico ospizio medievale rimasto in Slovenia, risalente anch’esso al XV secolo; da notare all’esterno una pietra che riporta l’anno 1726 e che di fatto era la cassetta nella quale venivano lasciate le elemosine.

Ed è senza nemmeno accorgercene che arriviamo alla cattedrale della città, la chiesa consacrata a San Daniele (Cerkev sv. Danijela). Al suo fianco notiamo subito un’altra statua, stavolta dedicata al vescovo Anton Martin Slomšek, uno dei più grandi promotori della lingua slovena in un momento storico, quello della dominazione austro-ungarica, in cui di fatto rischiava di scomparire. Sulle pareti esterne dell’edificio, costruito nel 1306, si possono notare delle pietre tombali medievali, anche se ciò che colpisce di più si trova all’interno, ed è la piccola ma splendida cappella gotica della Madonna Addolorata. Bellissima anche la pietà in legno che un tempo ornava la facciata della Cassa di Risparmio Popolare, ovvero l’unico edificio progettato da Jože Plečnik a Celje.

La giornata è calda e limpida, ed è rilassante attraversare il piccolo parco lungo le rive della Savinja, il fiume che più di ogni altra cosa ha determinato le sorti della città nel corso della storia. Qui è stata allestita una piccola zona relax con delle sdraio decisamente invitanti, ma il bisogno di un caffè ci spinge di fianco alla sede principale del Museo Regionale e alla biblioteca cittadina. Al loro esterno ammiriamo sorpresi delle colonne romane ed altri resti che, con il castello sullo sfondo, fanno un quadro che toglie quasi il fiato.

Purtroppo siamo costretti a saltare il museo, ma non possiamo non dedicare un po’ del nostro tempo al Palazzo del Principe (Spodnji grad Celje, prima residenza dei conti di Celje) ed i suoi sotterranei, dov’è custodita una delle mostre più belle a cui abbia mai assistito: Celeia – mesto pod mestem.
La città sotto la città è proprio una piccola porzione di Celeia, così com’era ai tempi dei romani. Le mura di una casa, i resti di una torre, un pozzo, una villa, statue, mosaici. Una strada. Posso dire di aver camminato su una strada del III secolo, di averla toccata!!! È un’emozione davvero difficile da spiegare, una sensazione strana e bellissima che vi auguro davvero di provare. E vorrei rinnovare i complimenti che già abbiamo riferito a Dejan: un lavoro magistrale per un museo unico nel suo genere.

Poco lontano dal palazzo si trova la Piazza dei Principi di Celje, che ospita l’edificio neorinascimentale della Narodni dom, oggi sede del municipio cittadino. Di fronte a lei, l’immancabile statua dedicata ad un Pelikan in bicicletta, mentre stringe la sua preziosa macchina fotografica. Girato l’angolo, Prešernova ulica custodisce l’unico museo dedicato ai bambini (Muzej novejše zgodovine) della Slovenia, proprio di fronte alla Chiesa dell’Assunzione della Vergine Maria (Cerkev Marijinega vnebovzetja). L’edificio sacro ha una storia molto travagliata, poichè è stato distrutto in molteplici occasioni da incendi che coinvolsero anche il resto di Celje, come quello devastante del 1798. Dejan ci porta all’interno, e ci confida quanto lo rattristi che alla chiesa non sia dato il rilievo che merita. Non sarà grande e sfarzosa, ma è qui che fu celebrato il funerale di Ulrik II, l’ultimo principe di Celje, il cui assassinio ha messo fine alla dinastia.

Danes grofje Celjski in nikdar več.
Conti di Celje oggi e mai più.

Durante il percorso per raggiungere il famoso edificio progettato da Plečnik, Dejan ci svela che un altro grande personaggio capitava spesso da quelle parti: Alfred Nobel. L’interesse di Nobel non aveva niente a che fare con la città, ma riguardava piuttosto una dei suoi cittadini, Sofia Hess. Si dice che l’inventore fosse innamorato della donna, che però non solo era sposata, ma osò tradirlo con un suo connazionale, un matematico di fama internazionale. Sarebbe questa la ragione per cui non esiste un premio Nobel per la matematica! Un busto celebrativo è stato piazzato proprio nella piazza centrale, Glavni trg, di fianco alla sede dell’ufficio turistico.

A proposito, non avevo mai trovato un ufficio turistico con “incorporati” degli antichi resti romani e dei sotterranei con tanto di mosaici… anche se non siete collezionatori di brochure e depliantini vari, questo non potete proprio perdervelo. Così come il pozzo in pietra, che di per sé non vi dirà molto, ma non si può non rimanere a bocca aperta nello scoprire che le sue origini risalgono alla caduta dell’impero romano; e se ne sta lì, in bella mostra in mezzo alla strada. Quante volte può capitare?

Tra una chiacchiera e l’altra, ci ritroviamo al cospetto di Alma. Colei che ci ha dato il benvenuto e a quanto pare anche l’arrivederci. Siamo al punto di partenza, Krekov trg, dopo un giro incredibile che si conclude ai piedi del platano più grande di Slovenia. Ma Celje ha in serbo ancora un’ultima sorpresa per noi.

Cosa vedere a Celje: il castello

Saliamo in macchina e seguiamo Dejan lungo un vicolo che ci porta al cospetto del castello (Stari grad) più antico di tutta la Slovenia.

Prima di entrare, la nostra guida ci parla più approfonditamente dei conti di Celje e della loro immensa importanza per lo sviluppo della città; degli intrighi di corte, di matrimoni e tradimenti, di storie proibite in perfetto stile Romeo e Giulietta. Ci spiega che il primo nucleo, il palazzo gotico, risale al XII secolo e fu voluto dagli Heunburg, per poi passare agli Žovnek dopo la scomparsa della prima famiglia. E proprio gli Žovnek furono insigniti del titolo di conti di Celje, apportando massicci lavori a quella che divenne una delle fortezze più inespugnabili dell’epoca. Questo fino al XVIII secolo, quando il castello venne abbandonato e trasformato una sorta di cava di pietre. Nell’ultimo secolo e mezzo è stato però portato avanti un continuo lavoro di restauro che dura ancora oggi, e che ha reso il complesso una location unica dove si tengono concerti e vari eventi durante l’estate.

Nonostante l’enorme fascino e l’oggettiva bellezza, agli interni manca ancora qualcosa secondo il mio modesto parere. I punti panoramici sulla città sono da togliere il fiato, sia dalla terrazza che dalla torre di Federico. Torre che ospita anche un mini museo della tortura nei suoi sotterranei. Nel palazzo romanico c’è un mastro tipografo con dei vecchi macchinari di stampa per dei souvenir davvero originali. Nello spiazzo orientale, “Storia viva” fa tornare i visitatori dritti nel medioevo, con la possibilità di imparare a tirare con l’arco o combattere con la spada; il tutto al cospetto della figlia della stara trta, la vite più vecchia al mondo piantata a Maribor. C’è però tanto spazio inutilizzato, come la torre Pelikan che a volte ospita delle mostre temporanee, ma che potrebbe essere usata per scopi didattici o per esposizioni medievali. Ma diamo tempo al tempo. C’è ancora tanto da fare, e nessuno vuole tirarsi indietro.

Adesso però sì che la nostra visita è finita. C’è ancora tempo per una birra e qualche chiacchiera con Dejan alla caffetteria Veronika, così chiamata in onore della “Giulietta” slovena. Ci sentiamo un po’ in colpa per aver invaso la sua domenica mattina con un incontro che sarebbe dovuto durare al massimo 3 ore, e non oltre 4; ma, ribadisco forse un po’ egoisticamente, non credo potremmo essere stati più fortunati di così. In una misera mattinata siamo riusciti a scoprire una città dalla storia e dalla cultura incredibili e conoscere una gran bella persona. Non male direi.

Dopo aver visitato Lubiana, Maribor, Kranj, Pirano e Capodistria, sapevamo che il nostro progetto di continuare con la scoperta delle città slovene non avrebbe potuto deluderci. Ma Celje ha superato, e di gran lunga, ogni nostra aspettativa, lasciandoci con l’amaro in bocca per ciò che non abbiamo potuto visitare, con una gran voglia di tornare ed approfondire la sua conoscenza. Quindi permettetemi di ribadirlo: la Slovenia è sì natura incontaminata, grotte e laghi incantati; ma non lasciate indietro, per nessuna ragione, le sue piccole grandi città.

  1. Una città piccola ma molto interessante. Quando si riesce a trovare la guida che te ne fa innamorare, come nel tuo caso, è una gran fortuna! Io ho in Alma un nuovo mito… Ma quanto stava avanti?! 😍
    Ciao bella, un abbraccio!

    1. Interessantissima! Quando siamo scesi e ci siamo trovati davanti quei resti romani, credo di essere diventata automaticamente muta. I resti sono splendidi, ma il lavoro di conservazione e valorizzazione lo è altrettanto! La guida poi è stata il meglio del meglio, sembrava ci conoscessimo da una vita.
      Vorrei ce ne fossero di più di donne come Alma, è una grandissima fonte di ispirazione.
      Un abbraccio a te Alessia, e grazie di essere passata :*

  2. Cavoli che bella Celje!! Non l’avevo mai presa in considerazione ma come dici tu la Slovenia è fantastica e bisogna andare oltre i soliti nomi. Massima stima per Alma Karlin, la sua storia è affascinante, chissà come dev’essere stato essere così progressista ai suoi tempi, avere uno spirito così libero! ❤
    E poi bellissima la città sotterranea, che sorpresa! Sembra quasi impossibile che siate riusciti a fare così tante cose in mezza giornata, la guida è stata davvero brava!
    Grazie Celeste per avermi fatto aggiungere Celje alla mia lista sulle cose ancora da vedere in Slovenia.

    1. Ci credi che la storia di Alma mi ha ispirato? Non guardava mica in faccia nessuno lei, finché ha potuto ha continuato a fare quello che la rendeva felice. Dovrei proprio seguire il suo esempio…
      La città sotterranea va oltre ogni immaginazione, è proprio folle che Celje sia semisconosciuta e che nemmeno l’ente turistico della Slovenia ci punti un minimo, al TTG non c’era mezza brochure.
      Silvia, secondo me la Slovenia una volta che sarete in 3 potrebbe diventare il vostro rifugio, è assolutamente a misura di bambino e voi adulti potrete rilassarvi! Anche se amo la mia Toscana, un po’ ti invidio eh! Un bacione grande, e mi raccomando riguardati!

  3. Hai fatto bene a inserire la cartina alla fine del post perché non avevo proprio idea della posizione di questa città. Un piccolo centro con tantissime belle cose da vedere! Ancora meglio poi quando a mostrartele è una persona del posto.
    Interessante anche la storia di Alma: forse si può dire che a modo suo fosse già una travel blogger 😉

    1. Ma sai che la definizione i travel blogger ad Alma si abbinerebbe perfettamente? E sono sicura che la adorerebbe!!
      Eh si purtroppo Celje non è ben conosciuta, anche se intorno ha tantissimi luoghi interessanti ed è praticamente lungo l’autostrada tra Lubiana e Maribor. E se non fosse stato per la guida sicuramente gli scavi romani ce li saremmo persi…
      Un bacione Silvia, grazie di essere passata!

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