Capitali europee

Le mie impressioni su Belgrado ed il bilancio del viaggio

29/05/2018

Dovete sapere che io amo i pop-corn. Anzi rettifico: li adoro. Tipo che non esiste per me andare al cinema senza comprarne un vagone, anche a costo di tornare a casa col mal di pancia, cosa che succede spesso. Quell’odore mi rapisce, e non ci capisco più niente.
Immaginate quindi la mia reazione nel constatare che a Belgrado c’è un venditore ambulante di pop-corn praticamente ad ogni angolo. Pop-corn freschi, non stantii come quelli dello stadio, o di cartone come alcuni confezionati. O che costino una piccola fortuna.
Uno scenario che mi ha fatto tornare bambina, sentire a “casa”.
Pensate poi quando abbiamo messo piede in Terazije Trg, la splendida piazza che ospita l’hotel Moskva e la fontana più antica della città, all’ombra dei quali decine di persone si stavano scambiando figurine. Avete capito bene: figurine Panini, dell’album dei Mondiali di Russia. C’erano bambini, ragazzi, signore eleganti, vecchiette arzille, ometti un po’ malconci; tutti indistintamente belli concentrati a scovare il numero mancante.

Non è questione di sentirsi a casa. Forse ero a casa.
Di certo c’è che ho continuato a sentirmi nel posto giusto al momento giusto per tutta la durata del nostro fine settimana, tranne forse per qualche camminata sotto un sole così cocente da sembrare irreale. Ustionarsi a fine maggio a Belgrado, ebbene sì.
Nonostante l’ottimismo del post pre-partenza, non avrei mai immaginato che la capitale serba potesse “sconvolgermi” tanto. Mi aspettavo un mondo del tutto diverso da quelli visti finora, e non mi sbagliavo; il diverso l’avevo messo in conto, il così profondamente autentico e vivo però no.
Non voglio anticiparvi niente, non ancora. Quindi, in attesa del post sulle attrazioni cittadine, seguito probabilmente da qualche riflessione, ecco un riassunto su cosa abbiamo fatto/visto/sperimentato, attraverso i rimpinguati post giornalieri che ho via via pubblicato sulla pagina Facebook.

Day 1 -> la città nella città

Non sono più abituata a venire coccolata in viaggio. Le compagnie aeree low cost di pregi ne hanno, e sono tra quelli che prima di lagnarsi di qualcosa ce ne vuole… ma era una vita che non volavo con Alitalia, ed il non dover controllare la valigia al centimetro, il terminal dedicato, il posto già assegnato, lo snack a bordo… siamo atterrati a Belgrado quasi riposati, in barba alla sveglia all’alba.
Senza contare che il primo impatto con la città non poteva essere migliore.
Dina, la nostra host, si era offerta di venirci a prendere in auto, e nonostante fossimo arrivati prima dell’orario del check-in, ci ha fatto sistemare subito nell’appartamento. È anche grazie a questo, e alla posizione in pieno centro, che siamo riusciti a rispettare il programma che avevo buttato giù: pranzo nel coloratissimo ed affollatissimo quartiere di Skadarljia, pomeriggio a Zemun tra il lungofiume e la torre di Gardoš.

Fino ad inizio XX secolo Zemun non faceva parte della municipalità di Belgrado, ma con la costruzione di Novi Beograd è stato assimilato al resto; rimane comunque una città nella città: lo stile è completamente diverso dal resto, ed i localini sul lungofiume ti fanno quasi sentire in un paese di campagna, non in una metropoli di oltre 2 milioni di persone.
Come se non bastasse, sorprendenti sono stati anche i numerosi intermezzi gastronomici. Si spende davvero poco, e le porzioni sono imbarazzanti. Tutto buonissimo, tutti gentilissimi. Se la prendono un po’ con calma forse (alcuni con così tanta calma da risultare quasi comici), ma credo sia un fatto culturale.
Certo è che, dalle prime occhiate, Belgrado se ne frega di farsi bella per i visitatori.
È così, prendere o lasciare. Ed io a lasciarla non ci penso proprio.
Day 1:  com’è possibile che sta piattata di ćevapčići sia una porzione singola???

Sentirsi una VIPpona
Mangiare salsiccini e salsicciotti fino a scoppiare
Trovare una pasticceria modello Lubiana/Zagabria ✘
Salire sulla torre di Gardoš
Farsi una foto davanti a quel murales che ti ha lasciato già a bocca aperta in foto ✘
Entrare in un supermercato immenso ✘ dove comprare qualsiasi tipo di dolce
Avere ai piedi le scarpe giuste ✘
Ringraziare il cielo di aver memorizzato l’alfabeto cirillico

Day 2 -> Belgrado e le ferite ancora aperte

Credo sia una delle rarissime volte in cui, durante i nostri viaggi, siamo rimasti a zonzo fino a mezzanotte ed oltre. La colpa è di Belgrado e della sua incredibile vitalità, oltre che di una coppia di amici che ci abitano e che hanno pensato bene di portarci in un pub abusivo in un parcheggio in centro. Giuro che è una zona molto più gaiarda di quanto possa sembrare detta così!
Senza contare che la guida con cui abbiamo fatto un interessantissimo walking tour mattutino ci aveva raccomandato un mercatino artigianale aperto proprio fino a mezzanotte, quasi come sapesse che dopo cena ci rintaniamo peggio dei vecchietti.

Incredibilmente, i programmi sono stati rispettati di nuovo: principali piazze e chiese con la guida (incluso l’edificio della radiotelevisione bombardato dalla NATO, e lasciato di proposito in memoria), stadio della Stella Rossa, Museo di storia Jugoslava e mausoleo di Tito. La chiesa di San Sava, pur essendo cantiere aperto che andrà avanti per almeno altri 20 anni (“la Sagrada Familia di Belgrado” l’ha definita lui), è riuscita a stendermi con la sua cripta dorata e la sua cupola scintillante circondata da impalcature e cemento grezzo.
Belgrado, più ti conosco e più mi sorprendi.
Day 2: come una chiesa ortodossa praticamente vuota sia riuscita a trasmettermi più spiritualità di quanto una qualsiasi cattolica abbia mai fatto.

Partecipare al walking tour nonostante le solite lamentele di qualcuno
Riuscire a capire qualcosa in più sulle orrende dinamiche del XX secolo in Jugoslavia
Oro oro oro ed ancora oro
Pranzare con pochi spicci al mercato ortofrutticolo ✘
Andare in completa confusione con i trasporti pubblici
Aggiungere la sciarpa della Stella Rossa alla nostra collezione
Venire buttati fuori dal tram nel mezzo della rotonda più grande e caotica di Belgrado
Dover farsi quasi 3 km a piedi perchè anche i tassisti si rifiutano di portarti in centro
Scoprire dei luoghi nascosti che solo dei locali possono svelarti
Vedere la finale di Champions League ✘
Fare razia al mercatino ✘

Day 3 -> “when in Belgrade, do as the Belgradians do”

Al solito, il ritorno alla realtà è arrivato troppo in fretta, ed è stato come una doccia fredda.
Un ritorno che mi ha lasciato addosso un senso di incompiuto. Siamo riusciti a visitare i monumenti principali? Penso di si. Quindi un fine settimana basta per visitare la capitale serba? In teoria.
In pratica, vorrei aver avuto più tempo per conoscerla e capirla più a fondo, tempo per vagare senza meta tra le sue strade straripanti di graffiti, tempo per mimetizzarmi tra i suoi abitanti.
Su questo ultimo punto in realtà siamo stati molto fortunati nel nostro ultimo giorno: passeggiata nella centralissima e commercialissima Ulica Knez Mihailova (ma anche lì i turisti vanno cercati col lumino) e visita al Kalemegdan, la fortezza.

Mi ero fatta il mio schemino su cosa visitare al suo interno, ignara che tra le sue mura ci fosse un festival, il Beogradski Manifest. Più che un festival, ho avuto l’impressione che si trattasse di una gigantesca festa per gli abitanti della città. C’erano aree tematiche per bambini, palcoscenici riservati a varie esibizioni, stand con cibi tipici, altri riservati agli enti turistici delle regioni della Serbia, ma anche di Montenegro, Slovenia e Bosnia-Herzegovina. E io, che ve lo dico a fare, sono tornata a casa con una paccata imbarazzante di depliant, la maggior parte in cirillico… Ma è stata un’esperienza inaspettata, bellissima, che mi ha fatto sentire parte di quella comunità. Che me l’ha fatta invidiare, quell’enorme comunità cittadina.
E se dovessi usare un solo aggettivo per descrivere Belgrado, non avrei dubbi: Belgrado è una città VIVA. E già mi manca.
Day 3: andarsene già pensando a quando e come ritornare.

Andare a caccia di street art ✘
Fare scorta di souvenir ✘
Fare concorrenza ai bambini del parco in quanto a felicità e spensieratezza
Visitare il bunker militare ✘
Sbavare davanti ai mille stand pop-corn dal primo momento, e trovare chi te li da gratis
Riempire gli spazi vuoti lasciati appositamente in valigia
Lasciare un pezzettino di cuore tra i palazzoni scrostati del centro
(gente, so che non è una novità, ma che posso farci? C’avrò un cuore grande!)

  1. Leggere questo articolo mi ha reso davvero felice perché come ti ho detto mi sarebbe piaciuto andare a Belgrado quest’anno ma ho cambiato destinazione, quindi è un po’ come se la avessi vista attraverso i tuoi occhi.
    Le tue parole mi fanno tornare in mente Sofia, che come Belgrado ha ancora tante ferite aperte e non cerca di farsi bella per i turisti. E forse è anche questo aspetto che rende certe città più affascinanti.

    1. Sarà un caso che Sofia sia una delle città che mi incuriosisce di più al momento?
      Sono alla ricerca spasmodica di città ancora poco toccate dal turismo di massa e per questo più autentiche (in barba all’imbellettarsi), e la capitale della Bulgaria ormai credo rimarrà per poco in questo “stato”. Comunque Silvia, Belgrado merita. Ho così tanti aggettivi in mente, ma nessuno credo riuscirebbe a descriverla a modo. Ma me ne sono innamorata!
      Andate appena possibile 😉 Buon fine settimana, grazie di essere passata!

  2. Celeste, io adoro i tuoi viaggi verso mete insolite, fuori dalle solite rotte turistiche! Vedo che il viaggio è andato benissimo e, cosa che mi stupisce, senza inconvenienti!! eheheh 😛 😛

    1. Beatrice grazie! Più vado in queste città ancora “semisconosciute”, più mi viene voglia di continuare. Non c’è niente da fare, senza il turismo di massa è tutt’altra storia.
      Anch’io sono moooooolto stupita dall’assenza di inconvenienti, ma sono sicura che ci rifaremo d’estate che andiamo in macchina (corna e scongiuriiii). Ti anticipo che tra pochino verrò a disturbarti per una certa cosetta, non particolarmente difficile da indovinare tra l’altro…
      Un bacione!!

  3. Davvero le figurine Panini? Quelle figurine Panini? Cèlo cèlo cèlo-mi manca-cèlo hahahah ma è fantastico! Io un solo negozio superstite della Panini ho visto in vita mie e l’ho trovato a La Valletta. E poi i pop corn! E le piattate di salsiccia. E il sentirsi Vipponi E la parte ancora più bella delle architetture che hai descritto la rende perfetta per una viaggiatrice low cost e amante dei paesi dell’Est come me! Un post decisamente ispiratorio Celeste! Foto foto foto, dai facci vedere altre foto! 😉 Buona domenica!

    1. Daniela, figurine Panini. Paccate su paccate. Album, e gente di tutte le età che se le scambiava. Un paradiso, ed una gioia vera per i miei occhi. Aver avuto un posto del genere vicino quand’ero piccina, credo ci avrei passato giornate e nottate. La guida comunque ci diceva che per una raccolta o per l’altra, la piazza è affollata dai collezionisti tutti i giorni, e delle volte sono anche un centinaio. La cosa meravigliosa è che lo fanno davanti all’hotel forse più famoso di Belgrado come fossero a casa loro. Adoro!! Comunque è proprio una città dall’anima autentica, di quelle che ormai bisogna cercare col lumino. Credo che farò un bel po’ di post a riguardo, pieni zeppi di foto ovviamente!
      Un bacione Orsa, buona giornata!!

      PS: test ordinato!!!

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