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Perché fare l’Erasmus ti cambia la vita

12/02/2019

Non c’è niente da fare, per me febbraio è il mese amarcord.
E comincia ad essere pure il mese che mi fa sentire vecchia, parecchio vecchia, forse più di quello del mio compleanno. La ragione è semplice: è legato a quella che ad oggi reputo ancora l’esperienza più bella della mia vita, l’esperienza che ha cambiato il mio modo di vedere il mondo e che, più di tutte le altre, mi ha reso ciò che sono.
Era il 12 febbraio 2007, ed io stavo per realizzare il sogno che mi aveva accompagnato per quasi 7 anni: vivere a Praga, esplorarla palmo a palmo, cimentarmi con la lingua. Iniziava l’avventura universitaria più bella, quella Erasmus. Quindi credimi sulla parola quando dico che,  se l’occasione si presenta, non dovresti per (quasi) nulla al mondo lasciarla scappare. Perché fare l’Erasmus ti cambia la vita, più di quanto tu ti possa immaginare.

1. Perché l’Erasmus ti cambia la vita: imparerai a camminare con le tue gambe

Sono tantissimi gli studenti universitari fuori sede, ma sono altrettanto numerosi quelli che tanto lontano da casa non abitano, e che si appoggiano alla “navicella madre” per lavatrici e spese. Ecco, io facevo parte di questo secondo gruppo. D’altra parte non avrei mai potuto scegliere altra città oltre Firenze, e Firenze io e le mie ex coinquiline potevamo raggiungerla in un’ora e mezzo scarsa, quindi perché complicarsi la vita con panni da lavare e stirare? Anche perché, diciamocela tutta, stavamo in un buco ed era già un miracolo ci entrassero i letti.

In Erasmus non c’è via d’uscita però: mentre stirare, lavare i piatti e pulire non era per me una novità (ma per qualcuno potrebbe esserla), le lavatrici ho cominciato a dovermele fare da sola. Colorati, bianchi, delicati… io mettevo dentro tutto insieme, e non so come non ho mai fatto disastri. Puro culo. Altro discorso era il dover far brillare un bagno condiviso con una sconosciuta, o cucinare su fornelli mai visti, con “attrezzi” del tutto nuovi (ho un retroscena che non racconterò mai, nemmeno sotto tortura). Insomma… o nuoti o affoghi. Imparerai l’arte dell’arrangio, oltre che a cavartela in (quasi) tutte le situazioni.

2. Perché l’Erasmus ti cambia la vita: amicizie che dureranno a distanza di anni

L’anno in cui sono partita per Praga, il famigerato 2007, ero l’unica che aveva scelto quella destinazione dalla mia facoltà. Sono una che non si è mai fatta problemi a stare da sola, però partire senza trovare una faccia conosciuta mi spaventava e non poco. Perché ok la solitudine, ma un appoggio per quanto piccolo a 1000km da casa non mi avrebbe fatto proprio schifo (e parlo da asociale incallita).

Destino volle che la mia compagna di stanza al mitico kolej Hostivař, residenza universitaria in culo ai lupi ma con un suo perché, fosse la spagnola (anzi, la catalana) più logorroica sulla faccia della terra; della serie che quando finalmente raggiunsi la mia tanto agognata camera, piena di valigie e dopo mille peripezie, questa non riuscivo a farla zittire. Non dimenticherò mai quando una sera, mentre stavo per addormentarmi (sarà stata l’1 di notte), se ne uscì con “non parliamo abbastanza, dimmi di te”…
Ma poteva andarmi peggio dai, a parte la lingua lunga era una ragazza d’oro che ogni tanto ho il piacere di sentire tramite Facebook.
Non si può dire lo stesso dei nostri “dirimpettai”, due siciliani DOC casinisti al massimo, sempre a spadellare spaghetti al pomodoro e a tenere la musica a tutto volume… ecco, loro erano sì simpatici, ma non ne ho mai sentito la mancanza.

La mia “anima gemella”, colei che con la quale ho condiviso tutto di quei 5 mesi, era italianissima però. E ringrazio il cielo per l’esistenza dell’università di lingue Udine e del nutritissimo numero di studenti che scelgono Praga per andare in Erasmus; in quel 2007 erano 4 ragazze ed un ragazzo, e formavamo proprio un bel gruppo. Ma corsi, scorpacciate, risate… quelle li condividevo tutte con la Debbi, una manna dal cielo e una delle ragioni per cui non dimenticherò mai quel periodo. Io sono rimasta nel paesello in Toscana, lei gira l’Europa, ma continuiamo a sentirci e a distanza di anni posso affermare che raramente ho avuto un rapporto tanto affiatato con una persona. Non mi mancano i millemila chili presi insieme (anche qui, il numero me lo porterò nella tomba), quelli no…
È normale sentirsi un po’ persi al momento della partenza, ma le amicizie, anche quelle “a termine”, che stringerai in Erasmus avranno per sempre un posto speciale nel tuo cuore. E poi oh, sarai una perfetta “scusa” per viaggiare per gli amici rimasti in Italia!

3. Perché l’Erasmus ti cambia la vita: imparerai e/o perfezionerai una lingua

A volte ci si dimentica che la ragione principale per cui si dovrebbe andare in Erasmus è lo studio. Ok l’esperienza di vita, ok lo sperimentare un mondo nuovo, ma in teoria almeno un esamino andrebbe dato. E non si può farlo conoscendo solo l’italiano.
Durante il periodo all’estero il tuo inglese per forza di cose migliorerà, sia a causa delle lezioni, che per comunicare con coloro che ti circondano. Un conto è trovarsi ad esempio in Spagna, dove a senso molte cose si possono capire, ma in un paese come la Repubblica Ceca l’inglese è fondamentale.

Io ero lì per studiare ceco e condividevo lezioni con studenti con lo stesso obiettivo, nonostante ciò almeno il 90% delle persone che hanno incrociato il mio cammino non ne conoscevano nemmeno una parola; e non intendevano iniziare. Nemmeno un banalissimo “ciao” o qualche espressione base così, giusto per educazione…
Quindi che tu perfezioni il tuo inglese è da ritenere un obiettivo praticamente raggiunto, ma perché limitarsi a questo? Perché non imparare almeno le basi della lingua del posto? Per come gira il complicatissimo mondo del lavoro, conoscere più idiomi è un vantaggio enorme e può davvero fare la differenza. Sarebbe stupido non approfittarne.

4. Perché l’Erasmus ti cambia la vita: aprirai la mente a nuove culture e diversi modi di vivere

Non importa quale sia la tua meta Erasmus, per quanto usi ed abitudini possano essere vicine a quelle italiane, non saranno mai totalmente uguali. E tu dovrai inevitabilmente adattarti ed aprire la mente, perché non è detto che tutto sia di facile approccio, soprattutto se stringerai amicizia con qualcuno del posto che ti mostrerà la vera faccia di quel paese.

Non posso che portare come esempio la mia d’esperienza: i cechi pranzano presto e cenano ancora prima. Nel kolej avevamo una mensa a prezzo stracciato e spesso ci rifugiavamo lì prima di andare a lezione, ma a cena mi è capitato più di una volta di trovarmi al ristorante alle 5.30 di pomeriggio. Diciassette e trenta, esatto. Ed ok che sto parlando di 12 anni fa, che i ristoranti (specialmente nelle città) cucinano tutto non-stop fino a tardi… ma ai cechi di “provincia” lo stomaco tuona presto. Che possano continuare a sbezzicare per due ore filate è un altro discorso…

O ancora, la diffidenza che aleggia nell’aria. Non tutti possono essere amichevoli e socievoli come la maggior parte di noi italiani, ed i cechi sono spesso l’esatto opposto; in questo non è cambiato poi molto. Però è sempre bastato pronunciare un paio di paroline nella loro lingua per farli sciogliere quasi all’istante. A volte un piccolo gesto fa la differenza, è segno di rispetto ed educazione.
È fondamentale partire per l’Erasmus con la mente aperta e senza alcun tipo di pregiudizio.

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5. Perché l’Erasmus ti cambia la vita: viaggio, mon amour

È improbabile che nel corso di vari mesi all’estero si rimanga fermi nella città di studio. Non importa dove ti trovi, ci sarà sempre qualche opzione vicina o più lontana per una gita fuori porta. Il viaggio, per quanto breve, dovrai probabilmente organizzartelo da solo e potrai finire il città delle quali poche settimane prima non conoscevi nemmeno l’esistenza; e prenderci gusto.
È vero che io ho sempre amato viaggiare, ma ho assaporato la totale indipendenza soltanto in Erasmus. Prendere il treno all’orario che preferivo, magari sbagliare direzione (perché in Repubblica Ceca mica ti indicano il binario, noooo… loro scrivono solo la banchina) e finire chissà dove. Fermarsi in una mezza bettola ed assaggiare qualcosa che manco sai cos’è, ripartire stremato ma felice.
Sono stata così fortunata da avere un’università che organizzava delle gite per gli studenti Erasmus, ed un “accompagnatore” che da subito mi ha fatto scoprire una Repubblica Ceca al di fuori delle zone più conosciute. È qui che ho iniziato a viaggiare in libertà, ed è da allora che non posso proprio farne a meno.

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6. Perché l’Erasmus ti cambia la vita: fare nuove ed inaspettate esperienze

Nuove amicizie, uscite ad orari improbabili, gite fuori porta, assaggiare cibi strani… sono moltissime le nuove esperienze che si possono fare in Erasmus e che magari a casa non prenderemmo neanche in considerazione.
Qualche esempio? Io sono andata a teatro a vedere la Giselle. Se si escludono le partecipazioni “obbligatorie” a scuola, non mi aveva mai lontanamente sfiorato l’idea di vedere l’opera, ma come fare a dire di no al Teatro Nazionale di Praga?
Ancora meglio è forse la prima uscita con un amico di Pavel, il tipico ceco che beve non so quanta birra al giorno; lui sapeva che io tifavo Fiorentina e mi sfidò a buttare giù due medie perché “vedrai che così domani vincete”. Non so come l’ho fatto, e non so come la Fiorentina vinse davvero!
E sempre in tema calcio, trovai anche il coraggio di andare da sola agli allenamenti della nazionale allo stadio dello Sparta Praga, e finalmente fare foto insieme ad alcuni dei miei idoli. Cioè!!!

Bella l’Erasmus, ma…

… affermare che sia tutto rose e fiori sarebbe una bugia.
Sei comunque in un paese straniero lontano da casa e spesso senza nessuno su cui poter fare reale affidamento. Non è detto che la compagnia che troverai sia ideale, né che ti abituerai facilmente ai metodi di studio o al cibo locale o a chissà cos’altro.

Ricordo benissimo il panico durante le prime lezioni di lingua ceca: sembravano tutti preparatissimi, moooolto più di me, ed io mi sentivo persa; non capivo quasi niente di quello che l’insegnante diceva, eppure ero partita convintissima nei miei mezzi.
È anche brutto rendersi conto di rispondere in modo inopportuno a perfetti sconosciuti, semplicemente utilizzando un linguaggio troppo colloquiale quando capita che tra adulti i cechi si diano del “voi” per anni. O ancora, trovarsi con la febbre alta e con nessuno che ti coccoli e si prenda cura di te perché, diciamocelo, questo mondo non gira intorno a voi come succede a casa.
Non lasciare che niente ti abbatta, anche nei momenti più difficili. Potrebbe essere l’esperienza più bella della tua vita, non fartela rovinare da un malessere più che giustificato, ma in qualche modo superabile.

Perché fare l’Erasmus in Repubblica Ceca

L’avevo sempre saputo che se fossi andata a studiare all’estero, la meta sarebbe potuta essere solo e soltanto Praga. Penso spesso a quei 5 mesi e li vedo come qualcosa di praticamente perfetto, non credo che tornando indietro cambierei una virgola. Penso a quanto a lungo avevo inseguito quell’esperienza e che la città mi abbia dato più di quanto avessi mai potuto sperare.
Ma anche togliendo il velo di romanticismo, il nostro essere predestinate, sono fermamente convinta che la Repubblica Ceca sia un’eccellente scelta come base Erasmus.

Spesso le facoltà praghesi mettono a disposizione l’alloggio in un kolej, una casa dello studente vecchio stampo in cui vi sarà riservata una camera condivisa con bagno; il mio era composto da una serie di paneláky, i classici palazzoni tanto diffusi nell’ex blocco sovietico, da 12 piani ciascuno, con un cucinotto ad ogni piano ed una lavanderia se non sbaglio ogni 2-3. Oltre a delle stanze riservate ad amici e parenti in visita (o a chiunque cercasse da dormire), il kolej era dotato di un’ottima mensa, dove per un pasto completo spendevamo la bellezza di 30kč (oggi 1,20€); l’affitto? Appena 90€ (internet incluso), con l’università che ci passava circa 230€ al mese.

Considerando come sono schizzati i prezzi negli ultimi anni, non credo che tali condizioni siano ancora valide, ma Praga rimane sicuramente vantaggiosa rispetto a moltissime altre mete europee. Ricordo che alcuni dei miei compagni di corso in Francia con 230€ non riuscivano a coprirci nemmeno il costo della stanza. Se poi parliamo di Olomouc, altra eccellente città universitaria spesso convenzionata con gli atenei italiani, i prezzi si abbassano ulteriormente.

Idem per il cibo: sebbene i supermercati abbiano alzato davvero tanto, è possibile usufruire dei pasti delle varie jidelny (mense) sparse per la città; di solito il prezzo è sulle 100kč, 4€.
Gioca un ruolo fondamentale anche l’efficenza del trasporto pubblico, che vi troverete a dover utilizzare quotidianamente, soprattutto se il kolej si trova in periferia. I mezzi sono validissimi in tutto il paese, ma quelli di Praga sono favolosi, puliti, in orario, capillari e pure economici. Un abbonamento per 5 mesi al momento costa 2450kč (circa 100€), l’annuale 3650kč (140€). Guai a sgarrare: i controllori sono tanti e non perdonano.

Vorrei spezzare una lancia anche a favore del cibo, spessissimo criticato: certo, è pesante; certo, sono gusti particolari, spesso arricchiti da aglio e cipolla; certo, è quasi tutta carne e quasi tutto fritto. Però di certo non potrai morire di fame! I piatti tipici cechi sono fin troppo nutrienti ed ideali per un clima freddo. Nei supermercati poi si trova di tutto, anche tantissimi cibi di qualità italiani (attenzione a quelli tedeschi che si spacciano per italiani, tipo la pasta Panzani che cuoce in 3 minuti); snack al pezzo, pane in tutti i modi, dolci freschi da svenire. E no, non ve lo dico quanti chili ho preso!!!

Chiudo con i cechi. All’inizio sarà dura, perché sono quasi impenetrabili. Ricordati, prima di offendervi od offenderli, che nei negozi e nei locali del centro ormai sono più unici che rari, e che spesso li incontrerai in altri contesti. Non prenderla sul personale se ti snobbano, non ce l’hanno con te… sono semplicemente così! Ma basta un “ahoj” qua, un “dobrý den” là, e tutto si sistema. Dimostra che non sei lì per la birra a poco prezzo, per i pub aperti giorno e notte, per l’assenzio, per i casinò, per fare lo scemo e trattare la città come una pattumiera (non sto esagerando, ho visto cose…); dimostra rispetto e ne riceverai. Lezione valida ovunque, ma soprattutto in Repubblica Ceca.
Una terra che, se la tratti come merita, diventerà di diritto la tua seconda amorevolissima casa.

Le foto sono quasi tutti miei scatti del 2007, tranne quello alla sinagoga di Třebíč che ci fu gentilmente passata dagli organizzatori della gita. Mi scuso per la scarsa qualità, ma mancava sia la mano che una macchina all’altezza! Ho pensato più a vivere l’esperienza che ad immortalarla, e da un lato mi dispiace non avere qualche ricordo in più.
  1. Quanti ricordi mi hai riportato alla mente, Celeste! Io ho fatto l’Erasmus in Irlanda e mi ritrovo in ogni tua parola, un’esperienza indimenticabile che tutti dovrebbero fare. Una vera esperienza di vita.

    1. Anche l’Irlanda dev’essere una meta splendida per l’Erasmus, non ci sono mai stata ma la vedo tantissimo a misura di studente. E concordo con te, esperienza di vita vera e fondamentale! Un bacione

  2. Ma Celeste che bellissimo pezzo! L’ho letto tutto d’un fiato e con gli occhi sgranati…non per le foto 😉 ma per le emozioni che ha saputo tirarmi (vista la giornataccia che tu sai) 😛 Dico sul serio in certi passaggi mi è sembrato di essere con te a cercare di superare il panico da lingua straniera e lavatrici. Ma è nulla in confronto alle amicizie, ai ricordi e al bagaglio di esperienze che ti regala. E’ vero dovrebbero poterla fare tutti un’esperienza così e secondo me va fatta a prescindere dall’università…non dico come la vecchia leva militare ma quasi 😀
    PS: insieme agli occhi sgranati avevo anche i lucciconi 🙂

    1. Oddio Orsa, non avrei mai voluto farti commuovere! Pensa che ho resistito io nella stesura del post, anche mentre con la mia ormai persa anima gemella Debbi ci lagnavamo in chat di quanto tempo fosse passato… concordo con ogni tua parola, è un’esperienza fondamentale sotto così tanti punti di vista che dovrebbero in qualche modo renderla obbligatoria. Ogni volta che sono a Praga e passo davanti alla facoltà, passeggio per il lungofiume dove prendevamo il sole dopo pranzo… eh insomma, il magone c’è. Si potesse riavvolgere il nastro… un bacione grande.

  3. Io non l’ho fatto, ma ho fatto un’esperienza di lavoro all’estero dopo. Inutile dire che ha cambiato la mia prospettiva di vita su molte cose, dovrebbero farlo tutti!

    1. L’esperienza lavorativa mi manca, ma credo sia altrettanto stimolante. Magari da studenti si hanno meno pensieri e ce la si gode di più… certo è che mi manca e sicuramente sì, dovrebbero farla tutti, apre la mente!

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