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Spoleto in un giorno: cosa vedere nella cittadina umbra

21/05/2019

Approfittando di una calda giornata d’inizio primavera, abbiamo deciso di spingerci “oltre confine” e dedicare la nostra domenica alla visita di una cittadina umbra. Scelta tutt’altro che semplice, visto che in quanto a tesori il cuore verde d’Italia non scherza mica. Indecisi se fermarci a Foligno oppure proseguire verso Trevi, Campello sul Clitunno o la Val Nerina, alla fine abbiamo optato per Spoleto, che già ci aveva tentato, più di una volta, in passato.

Per noi che abitiamo in Valdichiana, raggiungere Spoleto è semplicissimo: basta imboccare la superstrada e in un’ora e venti scarsa ci siamo. Che poi è la stessa strada che chiunque arrivi dal nord Italia deve prendere, uscita autostradale Valdichiana e rientro immediato nella Bettolle-Perugia. Niente di più semplice. Non che da sud sia più complicato: dall’uscita dell’A1 di Orte, si va verso Terni e Spoleto si raggiunge in meno di un’ora.

Spoleto: dove parcheggiare e come muoversi

Da buona cittadina umbra che si rispetti, Spoleto non poteva che svilupparsi su un colle, in questo caso il Colle di Sant’Elia. Proprio come a Perugia, anche qui sono state costruite molteplici rampe di scale mobili (integrate da ascensori) che permettono ai visitatori di raggiungere la cima, ben visibile grazie all’imponente Rocca Albornoziana, con il minimo sforzo. Perfetti da questo punto di vista sono i 3 parcheggi Spoletosfera, piazzati a diverse altezze e tutti in concomitanza dei percorsi meccanizzati, il parcheggio Posterna, a poca distanza dalla Torre dell’Olio ed il più centrale, il parcheggio della Ponzianina. Le tariffe variano a seconda della zona e sono tutte riportate sul sito della Proloco di Spoleto.

Chi invece ama scoprire ogni angolo e non si spaventa nemmeno di fronte alle salite più toste (aver passato una vita a Montepulciano in certi casi aiuta), può fare come noi e lasciare l’auto in Piazza della Vittoria, punto di partenza ideale per scoprire Spoleto dal basso, proprio dalla prima cinta muraria. Scelta della quale non ci siamo pentiti nemmeno per un attimo.

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Spoleto: cosa vedere in un giorno

Il Centro basso di Spoleto

Piccola premessa iniziale: un solo giorno per vedere Spoleto, includendo nella visita i suoi meravigliosi musei, non è assolutamente sufficiente. Noi ce la siamo presi con molta calma, godendoci la passeggiata baciati dal caldo sole primaverile senza voler passare del tempo al chiuso, se si esclude il pranzo divino di cui vi parlerò più avanti; se al contrario non volete lasciare niente indietro, dedicategli un paio di giorni.

La nostra gita fuori porta inizia in un semi-deserto Corso Garibaldi; poche anime in giro, serrande chiuse, ma i colori tenui degli edifici e la Torre dell’Olio sullo sfondo sono bastati per farci sentire i benvenuti. Scoviamo un paio di vicoletti l’uno accanto all’altro, il primo sulle tinte del rosa ed il secondo del blu, che ci confondono all’istante… maledetto Instagram! Avete notato quanto sia cambiata la percezione di ciò che ci circonda mentre esploriamo borghi o città? Dettagli che prima avrei probabilmente ignorato, adesso diventano lo sfondo ideale per scatti che poi nemmeno finiranno sul web, ma che entrano a pieno diritto nella nostra personalissima galleria. Con Pavel che fa da modello, oltretutto.

Continuando a salire, attraversiamo Porta Fuga, uno degli ingressi della seconda cinta muraria oggi perfettamente integrata agli edifici circostanti; secondo leggenda, Annibale ed i suoi vennero bloccati, dopo la vittoria del Trasimeno ed in marcia su Roma, proprio alla sua altezza grazie al lancio di olio bollente da parte dei cittadini dalla Torre dell’Olio (217 a.C.). Da qui il nome sia della porta che della torre.

Il centro alto di Spoleto

Dopo un rapido stop per rifiatare ed immortalare, almeno dall’esterno, il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, la passeggiata ci porta fino all’ingresso della piccola Chiesa di San Giovanni e Paolo, in quello che era l’antico quartiere bizantino della cittadina in epoca tardo medievale. Purtroppo l’accesso è possibile soltanto in alcuni giorni della settimana e ad orari ben definiti, al suo interno custodisce delicati affreschi che mi sarebbe molto piaciuto vedere. Poco distante, l’imponente chiesa di San Filippo Neri indica l’imbocco di Corso Mazzini, cuore del centro alto di Spoleto.

Oltre alla sede della Proloco locale, che offre mappe ed ogni tipo di informazioni, l’antico decumano romano è un susseguirsi di maestosi palazzi (palazzo Rosari-Spada, palazzo Tordelli, il Tribunale, le Regie Poste) ma anche localini e ristoranti. Anche se ciò che più mi ha colpito sono i vicoletti medievali che si snodano per tutta la sua lunghezza.
Alla fine del corso, da Piazza della Libertà è possibile ammirare dall’alto i resti del teatro romano, risalente al I secolo a.C. Il teatro fa parte del complesso del Museo Archeologico Statale, il cui ingresso si trova in via Sant’Agata.

I resti romani proseguono poco più avanti con l’Arco di Druso e Germanico, proprio all’imbocco di Piazza del Mercato. Quello che di fatto è un piccolo arco di trionfo venne eretto in memoria del figlio dell’imperatore Tiberio, Giulio Cesare Druso, e del nipote/figlio adottivo Gaio Giulio Cesare Germanico nel 23 d.C.
Ed arriviamo così in Piazza del Mercato con la sua imponente fontana, di fatto cuore di Spoleto per secoli. Foro romano prima, piazza principale e sede del mercato cittadino poi, è punto di passaggio obbligatorio per raggiungere molti dei luoghi simbolo, oltre ad ospitare botteghe e ristoranti che servono i prodotti sublimi che questa meravigliosa porzione di Umbria offre.

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Il Duomo di Spoleto

La Cattedrale di Santa Maria Assunta, conosciuta semplicemente come Duomo di Spoleto, sbuca davanti ad i nostri occhi quasi senza preavviso.
E ci lascia a bocca spalancata.
La piazza è di per sé molto scenografica, con questa sorta di scalinata ai cui lati sorgono edifici di grande importanza, prima tra tutti la chiesa di Santa Eufemia ma anche Palazzo Arroni e Palazzo della Signoria; ed in fondo alla piccola discesa, eccolo lì quel duomo simbolo non solo di Spoleto, ma del romanico italiano, con quella facciata a prima vista non così appariscente ma che nasconde tanti piccoli tesori.

Non sono un’esperta di architettura, lo sapete bene, quindi mi limiterò ad elencare ciò che più mi ha colpito: il mosaico al centro della facciata ed i rosoni che lo circondano, i portici rinascimentali e la merlatura esterna, lo splendido ciclo di affreschi che decorano l’abside; e naturalmente il tetto, che non è possibile ammirare dal basso ma del quale si ha una splendida visuale dalla passeggiata intorno alla Rocca.

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La Rocca Albornoziana ed il Ponte delle Torri

Già, la Rocca, l’altro grande simbolo di Spoleto. Visto lo scarso tempo a disposizione, abbiamo deciso di non entrare a visitare gli interni, ma di limitarci a seguire il percorso panoramico che si snoda al di fuori delle sue mura e che può vantare scorci sulla cittadina e sulle valli circostanti davvero indimenticabili. D’altra parte siamo proprio sulla cima del Colle di Sant’Elia, luogo prediletto scelto da Papa Innocenzo VI per edificare una fortezza che potesse rafforzare sia l’immagine che le difese della Chiesa nel centro Italia.

Eravamo particolarmente curiosi di ammirare da ogni lato possibile il Ponte delle Torri, opera mastodontica dall’origine ancora abbastanza oscura; alcuni studiosi credono sia stato costruito insieme alla rocca intorno al 1365, altri lo collocano almeno un secolo prima. Sul suo scopo, rifornire con l’acqua proveniente dalla sorgente del Cortaccione la fontana cittadina, non ci sono invece dubbi. L’imponente struttura, lunga circa 240 metri ed alta 80, attualmente non è più attraversabile a piedi a causa di danni strutturali riportati durante il terremoto del 2016 (si spera in una riapertura a breve), ma rimane uno dei luoghi simbolo di Spoleto, capace di conquistare anche Goethe nel suo “Viaggio in Italia”.

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Il palazzo comunale e le mura ciclopiche

Di rientro verso l’auto, è difficile resistere al richiamo di passare di nuovo davanti al Duomo, snobbando ancora una volta le altrimenti utilissime scale mobili.  Facciamo però una piccola deviazione per dedicare qualche minuto al palazzo comunale, stretto su una piazzetta a metà strada tra Piazza del Mercato e la cattedrale.
Per fortuna che seguiamo l’istinto, altrimenti non saremmo mai passati per la zona che più mi è piaciuta: via delle Mura Ciclopiche.

Le Mura Ciclopiche (o mura umbre) sono quelle più antiche, risalenti probabilmente al VI-I secolo a.C. e formate da pietre calcaree di varie dimensioni; questo ripidissimo vicolo (fortuna che lo facciamo in discesa) fatto di larghi scalini è in realtà stato “bonificato” da relativamente poco tempo, ma ha un fascino che non ha davvero niente da invidiare alle strade più battute di Spoleto. Quasi deserto, è come venire catapultati in un piccolo borgo ineslporato. La migliore “uscita di scena” che potessimo desiderare.

Chiudiamo la passeggiata attraverso i resti del vecchio anfiteatro romano, smantellato in gran parte nel XIV secolo per erigere con le sue pietre la Rocca Albornoziana, ma la cui forma e struttura sono ancora facilmente individuabili dalle forme delle mura e delle abitazioni.

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La Chiesa di San Salvatore, patrimonio UNESCO

La nostra ultima tappa si trova leggermente distaccata dal resto, e sulla carta dovrebbe essere una delle più interessanti in quanto ha permesso a Spoleto di entrare tra le cittadine patrimonio UNESCO dal 2011 con altri siti facenti parte de i “Longobardi in Italia: i luoghi del potere (568-774 d.C.)“.

La Basilica di San Salvatore, la cui origine è da far risalire al IV-V secolo, in seguito alla conquista longobarda fu restaurata dal duca Faroaldo, che mantenne non solo le colonne originarie, ma anche molte delle decorazioni all’interno, oggi andate quasi totalmente perdute. Una commistione di architettura romano-ellenistica, bizantina, longobarda e locale davvero unica nel suo genere. L’edificio sacro, così come il Ponte delle Torri, è però chiuso al pubblico dal terremoto del 2016 e non si sa ancora quando verrà riaperto. Un vero peccato. La porta in vetro ci ha almeno permesso di studiarne alcuni dei particolari dall’esterno, inclusi i pochi affreschi rimasti.

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Cosa e dove mangiare a Spoleto

Anche nella scelta del locale dove pranzare ci siamo affidati all’istinto… e allo stomaco! Volevamo un posto che servisse piatti tipici e fosse allo stesso tempo poco pretenzioso, e l’abbiamo trovato addirittura prima di passare attraverso Porta Fuga. Si, avevamo una fame da lupo.
L’Osteriola è uno di quei ristorantini speciali che si incontrano raramente, unico nei piatti e in chi li serve e li prepara. Non ricordo purtroppo il nome della proprietaria tuttofare, un portento capace di gestire un numero sì esiguo di tavoli (6 se non ricordo male), ma nello stesso tempo prendere ordini, cucinare, servire, tagliare gli affettati, preparare il conto e pure fare due chiacchiere.

Va da sè che la scelta sul menù sia abbastanza limitata, e che l’apertura vada dal venerdì alla domenica, all’ora di pranzo e cena. Al tagliere di salumi e formaggi locali, immancabile tra le nostre scelte, accompagnato da una gustosissima focaccia fatta in casa, abbiamo deciso di aggiungere la stracciata al tartufo. Non la conoscevo, si tratta di una sorta di uovo strapazzato non completamente fritto e cotto con un metodo del tutto particolare; ottimo anche il tartufo, con il quale abbiamo preso diverse fregature nella vicina Norcia in passato.
Da non amanti del vino, abbiamo abbinato al cibo due birre artigianali, una bianca ed una bionda, della zona; buone, anche se ho bevuto di meglio. Spesa nella norma, pance piene e felici!

Che Spoleto fosse un vero gioiello lo sapevamo anche prima di metterci piede, ma che custodisse un così gran numero di tesori questo no, proprio non me lo immaginavo. Seguendo la nuova filosofia dello scoprire nuove cittadine senza seguire un programma ben preciso, un “va dove ti porta il cuore” insomma, ci siamo lasciati trasportare da una storia millenaria fatta di mura, imponenti edifici, torri, teatri, ponti. Un tuffo in un passato perfettamente integrato col presente. E non vedo l’ora di tornare una volta che i monumenti ancora inagibili verranno nuovamente aperti a noi pellegrini.
Umbria, non deludi mai.

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