Visitare i Musei Vaticani con il biglietto salta fila

Musei Vaticani.
Basta il nome per proiettarsi in un immaginario collettivo fatto di opere d’arte uniche al mondo. Opere che di certo non si limitano a tradizionali quadri e statue. L’istituzione vaticana, nata grazie a papa Giulio II nel 1506, ha infatti una dimensione ed una ricchezza tali che anche i più “allergici” a passare il proprio tempo chiusi in una galleria troveranno di certo qualcosa che li incanterà.
D’altra parte, parliamo di un percorso di ben 7 chilometri studiato nei minimi particolari, nel quale ogni anno si alternano oltre 6 milioni di visitatori, con picchi di 40.000 al giorno. Dettaglio questo da tenere bene a mente se non si vuole correre il rischio che un’esperienza indimenticabile si trasformi potenzialmente in una specie di incubo.

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Musei Vaticani, infomazioni pratiche: orari, tempistiche, biglietti

Come terzo museo più visitato al mondo, scordatevi una “passeggiata” tranquilla.
In molte sale, il ritmo è in qualche modo dettato dalla massa compatta che si muove stile zombie, i cui “componenti” sono troppo occupati a scattare foto a manetta per registrare la vostra presenza. C’eravate prima voi? Una spintarella e via.
Specialmente, ahimé, al cospetto della Cappella Sistina, meravigliosamente meravigliosa ma alquanto claustrofobica vista la quantità di turisti al suo interno in contemporanea. E non fotografabile!! Peccato che tanti, troppi, se ne freghino…

Eppure, nonostante la calca, i Musei implorano che gli si dedichi tutta l’attenzione possibile, ed anche una discreta quantità di tempo. Su qualche sito (che a posteriori definirei delirante) avevo letto che un paio d’ore sono sufficienti per girarseli tutti, ma una visita neanche troppo approfondita ne richiede 4. Minimo.
Quando visitare i Musei Vaticani quindi? Possibilmente non in alta stagione, ed in generale nei periodi festivi. Un po’ come le città d’arte insomma. Senza l’illusione che nel resto dell’anno li avreste tutti per voi, sia chiaro.

Personalmente, non avevo idea che rimanessero chiusi di domenica (ovvio), ad eccezione dell’ultima del mese; sempre che questa non cada in corrispondenza Pasqua, Natale, Santo Stefano, e San Pietro e Paolo (29 giugno). Come regola generale, l’orario di apertura è quindi lunedì-sabato dalle 9 alle 18. Ci sono altri giorni di chiusura, ma per quelli vi rimando al sito ufficiale dei Musei Vaticani.

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Ricapitolando: visitare i Musei Vaticani non è una passeggiata di salute.
Però il gioco vale la candela, altroché se la vale.
Senza contare che c’è un modo, semplicissimo, per risparmiarsi una bella dose di stress: acquistare un biglietto salta fila.
Il costo del biglietto regolare parte dai 17€ (tranne l’ultima domenica del mese, ad ingresso gratuito), ma con pochi euro in più è possibile optare per l’entrata prioritaria da un ingresso dedicato. Nel nostro caso, abbiamo provato il servizio offerto da Musement e non avremmo potuto chiedere di meglio.

Si può scegliere un orario tra quelli disponibili per il tale giorno, e presentarsi all’ingresso visitatori con prenotazione online per accedere immediatamente ai veloci controlli di routine; al primo piano ci sono poi delle casse elettroniche da cui riscattare il voucher (va bene sia la stampa che la conferma sullo smartphone) e ricevere biglietto effettivo.
Il tutto fattibile in 5 minuti o giù di lì, contro un tempo di attesa imprevedibile.
Se cercate qualcosa di più, qualcosa che renda un’esperienza già indimenticabile ancora più unica, Musement offre anche servizi speciali, come visite guidate, visite con accompagnatore e/o audioguida, o addirittura tour esclusivi privati o semi-privati.

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Musei Vaticani: cosa vedere con 4 ore di tempo

Non sono un’esperta d’arte e non sono in grado di descrivere le opere straordinarie custodite all’interno dei Musei Vaticani, almeno non come meritano. Non voglio nemmeno stare qui ad “annoiarvi” con la loro storia, o su come i papi abbiano messo sù collezioni che non hanno eguali al mondo. Quello lo trovate su Google col minimo sforzo.
Posso però condividere le emozioni che ho provato al cospetto di certi capolavori e cosa, a mio modestissimo parere, non dovreste assolutamente perdervi.

La Galleria delle carte geografiche

Se c’è una parte dei Musei che non mi sarei mai stancata di percorrere, quella è la Galleria delle carte geografiche.
120 metri di meraviglie continue, tanto da non sapere dove posare lo sguardo per la troppa ricchezza del soffitto, delle pareti, pure dei pavimenti.
La Galleria è stata voluta da papa Gregorio XIII e realizzata dal domenicano Ignazio Danti tra il 1580 ed il 1585. Danti immaginò che il percorso rappresentasse l’Appennino, e che le mura fossero le regioni bagnate dall’Adriatico e dal Tirreno. Tutto è visto dalla prospettiva di Roma, per cui non sorprendetevi se i territori a sud della capitale sembrano “capovolti”. Sulla volta, in corrispondenza di ogni mappa, sono dipinti episodi miracolosi ed eventi religiosi ad essa legati.

Quella dei viaggi e della geografia è sempre stata per me una passione a 360°, ed il trovarsi al cospetto di enormi mappe realizzate oltre 400 anni fa mi ha fatto lo stesso effetto dell’aprire il vecchio atlante a scuola: avere tra le mani un mondo tutto da esplorare, semisconosciuto, pieno di possibilità.
Siamo rimasti a lungo a cercare i paesi e le città a noi più familiari. Qualche nome era leggermente diverso, la Toscana era bollata come Etruria, e soprattutto la Valdichiana non era ancora stata bonificata. A dividere la nostra zona dall’Umbria ecco allora un enorme “le Chiane palude”. Storia che sa di casa.

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La statua del Laocoonte

Il Museo Pio-Clementino è il complesso più grande all’interno dei Musei Vaticani.
La serie di gallerie, cortili e sale deve il suo nome a papa Clemente XIV e raggruppa un enorme numero di statue di varia provenienza. Non amo particolarmente le sculture, tranne rari casi, ma è nel Cortile Ottagono che è custodita quella a cui si deve, di fatto, l’istituzione dei Musei.
Il gruppo del Laocoonte venne ritrovato casualmente il 14 gennaio 1506 in un vigneto nell’attuale zona Termini, nei pressi della basilica papale di Santa Maria Maggiore. Su consiglio di Michelangelo Buonarroti, papa Giulio II decise di acquistarla ed esporla al pubblico in Vaticano. Sarà la prima di tante.
Un consiglio: le volte della Galleria dei Candelabri ed il cupolone della Sala Rotonda sono ciò che mi ha colpito di più. Ammirate ciò che i corridoi custodiscono, senza mai dimenicare di camminare col naso all’insù.

Le stanze di Raffaello

Le quattro sale che si susseguono nel percorso che porta alla Cappella Sistina sono state, come dice il nome, affrescate da Raffaello Sanzio e, dopo la sua morte, dagli allievi della sua scuola. Fu papa Giulio II a chiedere al pittore urbinate di occuparsi delle sue stanze private, tra le quali spicca la Stanza della Segnatura, probabilmente la vecchia biblioteca. Trovarsi al cospetto della Scuola di Atene, senza quasi nemmeno rendersene conto, è un’esperienza surreale.
Sarà che il ricordo della capitale greca è ancora vivido, ma la raffigurazione di Platone (nelle sembianze di Leonardo da Vinci) ed Aristotele in quella che, idealmente, potrebbe essere l’Antica Agorà è stata un colpo al cuore.
Un affresco che avevo visto (ed amato) sui libri di scuola, e che finalmente ho potuto ammirare da vicino.

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La Pinacoteca vaticana

Caravaggio. Leonardo. Raffaello. Giotto.
Basterebbero questi 4 nomi a “certificare” l’immenso valore della Pinacoteca vaticana.
Le 18 sale del complesso, un edificio splendido anche dall’esterno, ospitano oltre 450 dipinti e sono di costruzione abbastanza recente se paragonati al resto dei Musei Vaticani. Ritratti, frammenti, affreschi e trittici si alternano in ordine rigorosamente cronologico, partendo dal medioevo fino al 1800, creando un vortice dal quale è difficile uscire.
La sala VIII raggruppa esclusivamente opere di Raffaello, ed è incredibile. Senza dubbio la mia preferita. La coppia centrale composta dalla “Madonna di Foligno” e dalla “Trasfigurazione” brilla di luce propria e riesce ad illuminare l’intera stanza.

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La Cappella Sistina

La ragione principale per cui visitatori da tutto il mondo sognano di visitare i Musei Vaticani è la Cappella Sistina.
Ci sarebbe tanto, troppo, da dire su questa stanza straordinaria, dove ancora oggi si riunisce il Conclave per l’elezione del nuovo papa. Ma non ho le competenze per farlo, senza contare che non servo certo io a certificarne l’unicità.

Quante volte ognuno di noi ha visto rappresentata la Creazione di Adamo di Michelangelo Buonarroti? Libri, cartoline, calendari, puzzle, e chi più ne ha più ne metta. È l’opera in sè ad essere universale, ed è “strano”, quasi irreale, poterla ammirare dal vivo. Vederla così da vicino e non stampata su qualcosa. Per non parlare del resto degli affreschi ispirati dalla Genesi, o il Giudizio Universale, ai quali il pittore ha dedicato ben 10 anni della sua vita.
L’unica, grande, enorme limitazione? Nonostante i giardini siano pieni di cartelli informativi che spiegano in breve simbolismi e significati, e che le guide li utilizzino profusamente per limitare il tempo di permanenza, la stanza è sovraffollata. Ammirerete sì il capolavoro di Michelangelo, ma relegati in qualche angolo, in compagnia di centinaia di sconosciuti. Tra continui brusii, chiacchiere, risatine, rimproveri dei guardiani verso coloro che continuano a scattare foto quando, chiaramente, non è permesso.
Resistere più di qualche minuto è un’impresa titanica.

La scala elicoidale

Quasi paradossalmente, una delle immagini che più spesso salta fuori cercando informazioni sui Musei Vaticani non ha la firma di un Raffaello o di un Michelangelo, ma di Giuseppe Momo. Ed ha la forma dell’ormai iconica scalinata elicoidale.
L’enorme scala a chiocciola accompagna il visitatore all’uscita, è la ciliegina sulla torta per così dire. Ed in effetti ha pochi, pochissimi rivali tra i suoi simili.
Mi viene subito da pensare a quella del Burg di Graz, con la differenza sostanziale che le spirali austriache si incontrano ad ogni piano, mentre nella vaticana le due rampe sono totalmente indipendenti l’una dall’altra. Da una si sale e dall’altra si scende, almeno in teoria. In pratica, almeno durante la nostra visita, una parte non era percorribile.

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Il padiglione delle carrozze

Voglio chiudere la lista di ciò che, a mio avviso, non dovreste assolutamente perdervi durante la visita ai Musei Vaticani, con la parte meno convenzionale e più curiosa. Ad attirare l’attenzione di grandi e piccini è infatti il Padiglione delle Carrozze.
Come indica il nome stesso, all’interno di questo spazio sotterraneo sono custoditi i mezzi di trasporto che i papi hanno utilizzato nel corso degli ultimi due secoli. Dalle più antiche carrozze, alle portantine, ad iconiche auto.

La regina inconstrastata è la Berlina di Gran Gala trainata da cavalli bianchi, voluta da Leone XII nel 1824 ed imperiosa sia come dimensioni che come decorazione. Le rifiniture dorate d’altra parte sono una prerogativa di molti degli splendidi esemplari esposti.
In fondo al corridoio, una parte è doverosamente dedicata alle più moderne automobili, pezzi unici che hanno spesso la particolarità di avere un singolo seggiolino (e che seggiolino) nella parte posteriore. Di certo, quella che è entrata più delle altre nell’immaginario collettivo è la papamobile blindata utilizzata da papa Giovanni Paolo II in seguito all’attentato del 1981.

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Visitare i Musei Vaticani è impegnativo.
C’è tanto da vedere, tanto da assimilare, tanto da capire, tanto da camminare.
Per tentare di goderveli, goderveli davvero, dovrete cercare di isolarvi almeno mentalmente, lasciare fuori il continuo brusio che vi accompagnerà per tutti e 7 i chilometri.
Rimane un’esperienza unica al mondo, da fare almeno una volta nella vita.
E vi prego, vi supplico: lasciate lo smartphone in tasca quando visitate la Cappella Sistina. Di foto online se ne trovano a tonnellate. Almeno noi italiani cerchiamo di preservare al meglio l’immenso patrimonio artistico che abbiamo in casa.

There are 2 comments
  1. I Musei Vaticani sono tanta roba. Fanno quasi soggezione tanta è la storia e l’arte che è passata da lì. Non conosco Musement. Ho letto di esperienze entusiaste su molti blog ma non l’ho mai provato di persona. Merita? Perché in caso ne potrei usufruire anch’io magari, chissà, proprio per tornare ai Musei Vaticani. Però la prossima volta che vieni a Roma fammi un fischio così ti porto a mangiare la miglior carbonara della città 😉

    • Hai detto benissimo, fanno soggezione! Mi aspettavo ovviamente tanto sfarzo, tanti capolavori, ma è difficile adattarsi davvero quando giri per quelle gallerie!
      Musement ci ha salvato la vita, la fila era immensa e anche se dentro non c’è molto che si possa fare, fuori ci ha salvato la vita. Ti consiglio davvero di provarlo. E la prossima volta sicuro che ci becchiamo, con o senza carbonara (che adesso sto sognando ad occhi aperti!!)

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