Le mie impressioni sul Montenegro ed il bilancio del viaggio

E così, per il terzo anno consecutivo, le mie ferie autunnali si sono legate di nuovo ai Balcani. Scelta di getto dell’ultimo minuto o giù di lì, com’era stato (per altri motivi) per il primo on the road in Serbia nel 2020. Il Montenegro non è stata una destinazione studiata, né particolarmente desiderata, almeno non consciamente. Avevo messo giù, quello sì, vari itinerari che coinvolgevano Paesi limitrofi, come la Bosnia Erzegovina e l’ancora meno turistica Macedonia del Nord, che spero mi tornino comunque utili un giorno o l’altro. Ma vuoi per il voler lasciare la nostra macchina a riposo, quindi ciao Bosnia Erzegovina, vuoi perl’impossibilità prenotare un volo fino a pochi giorni prima della partenza, quindi ciao Macedonia del Nord e Andalusia (che sarebbe stata la mia prima opzione), il Montenegro si è palesato come meta ideale, sia per costi che per disponibilità di voli ed auto a noleggio.

Con quasi 9 giorni pieni a disposizione, tanto ci avrebbero permesso le mie ferie ed i voli diretti Roma-Podgorica, avremmo potuto sicuramente visitare quasi tutti i luoghi più iconici del piccolo Montenegro. Per un attimo addirittura illudendoci di poter aggiungere una tappa in zona Mostar, idea sfumata man mano che il percorso cominciava a prendere forma. Percorso che alla fine siamo riusciti a rispettare quasi in toto, e che ha subito qualche piccola rinuncia dell’ultimo secondo causa cattivo tempo. Niente di trascendentale, anche perché so già che un giorno o l’altro torneremo per approfondire ulteriorimente. Insomma, un progetto improvvisato si è trasformato in un viaggio intenso ed emozionante, quasi perfetto. Il quasi dipende sempre da quel paio di cosette in comune con la Serbia che proprio non mi vanno giù, e che ho cercato di spiegare nei brevi excursus giornalieri scritti di getto sulla pagina Facebook del blog mentre eravamo in Montenegro, qui un po’ rimpolpati.

Day 1 -> Podgorica

Che “ferie estive” sarebbero senza un po’ di Balcani??? Stavolta però l’auto l’abbiamo lasciata a Fiumicino e siamo saliti su un aereo diretti un po’ più a sud del solito, alla scoperta di una nazione che non conosciamo per niente: il Montenegro.
Il nostro viaggio itinerante è iniziato proprio dalla capitale Podgorica, diventata tale solo nel 2006. Infatti di capitale ha davvero poco, di storico forse ancora meno a causa dei bombardamenti (se ne contarono 70) subiti nel corso della seconda guerra mondiale. Ho trovato le poche strade che delimitano, almeno sulla carta, il centro le meno interessanti, mentre il quartiere di Stara Varoš, insieme ai moltissimi parchi, la rendono un centro dinamico ed interessante. I pochissimi resti della lunga occupazione ottomana si mescolano a fiumi di cemento, interrotti qua e là da ampi spazi verdi. Tantissimi i ristoranti, molti meno i panifici e le pasticcerie. Insomma, niente dà l’impressione di avere davvero senso.
Credo sia la città più strana che abbia mai visitato.

viale alberato con obelisco sullo sfondo

Day 2 -> Lago di Scutari (Skadarsko Jezero)

Podgorica non sarà tutta sta meraviglia, ma le nostre 24 ore in città sono passate in un lampo. Il ritiro dell’auto a noleggio in aeroporto si è rivelato piacevolmente facile, anche se il cambio automatico al posto di quello manuale non ci ha fatto fare i salti di gioia sul momento… considerate le strade e le continue serpentine, alla fine si è rivelato una manna dal cielo.
Dopo un breve stop per ammirare uno degli spomenik più iconici del Montenegro, via verso le rive dello Skadarsko Jezero (Lago di Scutari), della cui vastità avevamo già avuto un assaggio dall’aereo. Lungo il tragitto che costeggia la parte sud, ci siamo fermati al volo in due piccoli centri che offrono principalmente gite in barca sulle tantissime isole. Ma non serve darsi particolari punti di riferimento, perché tutto il tragitto è un susseguirsi di scorci assurdi, anche se la sorpresa più grande è stato un chiosco nel mezzo al nulla con dei tavolini in posizione super privilegiata. Tra l’altro ho finalmente assaggiato il succo di melograno, che da queste parti è comunissimo. Una bontà!

A Murići Beach siamo riusciti a toccare le acque del lago, dopo alcuni chilometri di strada davvero allucinante… fortuna che i ciuchini al pascolo sono riusciti a distrarmi un po’. Stevgaš, con i suoi 916m, è uno dei punti più alti e si trova a pochissimi chilometri dall’Albania, facilmente visibile dal punto panoramico, e snodo per dirigersi verso il Mediterraneo. La tappa successiva era infatti Ulcinj, cittadella fortificata candidata Unesco, dove alla lingua montenegrina si alterna quella albanese. L’abbiamo trovata affollatissima e moooolto caotica, senza contare che raggiungere l’appartamento è stata una sfida. Se si dorme dentro le mura e si ha con sé una valigia bella pesante, è bene lasciarsela in macchina.

fiume che si immette in un lago con montagne sullo sfondo

Day 3 -> Ulcinj, Stari Bar, Budva

Ad Ulcinj, Dulcigno in italiano, abbiamo cominciato ad avere un assaggio di ciò che ci sarebbe aspettato in ogni cittadina affacciata sulla costa, ovvero una quantità inimmaginabile di ripidi scalini. Aiuto.
Ulcinj in particolare si è rivelata piuttosto faticosa, ma soprattutto ci ha dato l’impressione di essere abbandonata a se stessa, nonostante sia candidata ad entrare tra i siti Unesco del Montenegro. Il museo è un cantiere la cui fine sembra piuttosto lontana, con tante aree chiuse e tanta robaccia in giro. Molte costruzioni all’interno delle mura sono state lasciate a metà. Che il 90% di ristoranti e negozi fosse chiuso non ci ha stupito, d’altronde la stagione è finita da un bel po’, ma dà l’idea generale di un infinito potenziale mal utilizzato.

Discorso completamente diverso per Stari Bar, anch’esso candidato Unesco. L’antica Antivari è un museo a cielo aperto tutto da scoprire. Con i fondi raccolti dai biglietti d’ingresso (appena 3€ a persona) si cerca di portare avanti i lavori di recupero, ma ciò che è stato fatto finora vale già senza dubbio la visita. Bizantini, veneziani e turchi l’hanno modellata nel corso dei secoli, ed all’interno si può avere un assaggio di tutto; belle le chiese, molto interessante l’hammam, spettacolare la vista sulle montagne. Ciliegina sulla torta, i ristorantini che affollano la scalinata che porta all’ingresso e che offrono dell’ottimo cibo locale a prezzi piuttosto onesti. Imperdibile!! A pochi chilometri dalla fortezza, visita obbligatoria ad uno degli ulivi più antichi al mondo, la cui età è stimata intorno ai 2240 anni.

Sulla strada per Budva, rapido stop fotografico per immortalare dall’alto l’isola di Sveti Stefan, unita alla costa da una striscia di terra e trasformata in resort di lusso solitamente accessibile solo agli ospiti, che nel 90% dei casi sono russi.
Di Budva invece cosa dire? Il primo impatto è stato scioccante: hotel mastodontici e lussuosi uno dietro l’altro, spiagge private, locali notturni, parcheggio impossibile da trovare. Della serie: sicuri di essere ancora in Montenegro??? La città vecchia invece, per quanto turistica, è un vero e proprio gioiello. Le viuzze, le mura veneziane, le bellissime chiese e la fortezza vincono a man bassa sul kitsch che le circonda. Anche se sono contenta di aver scelto un alloggio nell’entroterra per passare la notte. Prossima tappa: Cetinje, l’antica capitale.

strada in salita con tavoli di ristorante all'esterno

Day 4 -> le grotte di Lipa, Cetinje, il mausoleo di Njegoš

Un assaggio di Cetinje ce lo siamo regalato all’arrivo, tra l’adorabile casetta in legno che abbiamo scelto per la notte e un ristorante di quelli veraci, vecchio stile, dove non avrei potuto ordinare altro che ćevapi accompagnati da una sempre ottima Nikšićko (non che in Montenegro ci sia molta altra scelta).
Prima di dedicarci alla città, ci siamo allontanati un po’ dal centro per rinfrescarci (caldo pazzesco) all’interno dell’unica grotta visitabile del paese, la Lipska Pećina. Al tour delle 10 eravamo gli unici visitatori, il che ha reso l’esperienza ancora più incredibile! In compagnia di Miloš abbiamo passato mezz’ora tra stalattiti e stalagmiti vecchie milioni di anni, con la possibilità di fare tutte le domande che ci passavano per la testa. Che poi, tra parentesi, ci siamo resi conto di essere ormai piuttosto ferrati sulle grotte dei Paesi dell’ex Yugoslavia ed è stato bello parlarne con uno del mestiere.

Cetinje sa molto più di capitale di Podgorica. Il centro è piccolo, vero, ma ci sono davvero molto edifici eleganti lungo viali alberati che invogliano proprio a passeggiare senza meta. L’ex ambasciata francese è un gioiello, tanto quanto il palazzo del ministero della cultura. La zona più bella è però quella occupata dal monastero, anche se non capisco come mai ci siano così tante bandiere montenegrine attaccate alle inferriate.
Per rendere ulteriormente omaggio alla storia del Montenegro, ci siamo spostati per la prima volta ad alta quota, su una delle cime del monte Lovćen, dove è custodito il mausoleo di Petar II Petrović-Njegoš, una delle figure più importanti ed omaggiate. Il mausoleo si trova a 1660 metri, ufficialmente il più alto al mondo, ed offre una vista spettacolare su mezzo Montenegro, dal lago di Scutari fino a Podgorica e ben oltre. Certo, per chi soffre di vertigini come me non è una passeggiata di salute, spesso ho chiuso gli occhi e mi sono affidata a Pavel, ma si tratta pur sempre di uno dei luoghi più iconici del paese.

Per chiudere il cerchio, la notte l’abbiamo passata a Njeguši, cittadina natale del suddetto vescovo/poeta/filosofo e famosa anche per la produzione di prosciutto crudo affumicato. L’abbiamo assaggiato dell’unico ristorante aperto come ultimi clienti dell’anno, ed il cameriere/cuoco è stato così carino da portarci nel “caseificio” a domicilio nel giardino posteriore per scusarsi del ritardo e farci vedere quanto tutto sia fatto sul momento. Piccole cose che rendono un viaggio davvero speciale.

ingresso mausoleo in montagna

Day 5 -> Kotor e Perast

Una delle tappe che aspettavo con più eccitazione era sicuramente Kotor, la cittadina che dà di fatto il nome alle Bocche di Cattaro, fiordo più profondo del sud Europa nonché patrimonio UNESCO, così come Kotor stessa. Eccitazione intesa anche come ansia/terrore, visto che per raggiungerla ci aspettava la famigerata serpentina che dal parco di Lovćen scende fino al mare. 25 curve da cardiopalma che sì, offrono una vista incredibile, ma che per chi ha il terrore del vuoto ecco… non è proprio l’ideale.
Kotor è di certo anche moooolto turistica, e come potrebbe essere altrimenti? La sua è una posizione unica e l’ha resa fermata immancabile per le navi da crociera che salpano il Mediterraneo. Fortuna che noi non abbiamo trovato colossi parcheggiato davanti al porto, ma per la prima volta abbiamo incontrato tantissimi turisti anglofoni. Prezzi forzatamente più alti, negozietti non proprio tipici in ogni dove, molta gente nonostante la stagione, eppure nemmeno tutto questo riesce a scalfirne il fascino e l’assoluta bellezza. L’influenza veneziana è ancora tangibile, dalle mura ai campanili, i vicoli formano un labirinto nel mezzo del quale si trovano suggestive piazzette arricchite da un palazzo o una chiesa. Ciliegina sulla torta, la marea di gatti, le vere star da queste parti, tanto che ci sono un museo (purtroppo chiuso) ed un negozio totalmente dedicati a loro.

Perast si trova ad una manciata di chilometri ed è un piccolo borgo che si arrampica sulla parete della montagna. La breve passeggiata regala dei bei scorci sulle case e la possente cattedrale, anche lei di origine veneziana, ma la protagonista qui si trova in mezzo al mare ed ha un nome ben preciso: la Chiesa della Madonna dello Scarpello. L’edificio sacro sorge su un’isoletta artificiale vicino alla costa ed è raggiungibile solo in barca.
Niente paura: appena ci si avvicina all’area pedonale o ad un qualunque parcheggio, sarete approcciati da qualcuno che vi spiegherà per filo e per segno come raggiungerla ad un prezzo convenientissimo, “soprattutto se siete cechi perché siete amici”. Noi abbiamo “fatto l’affare” di abbinare il parcheggio al giro in barca, sapendo perfettamente che il prezzo richiesto non fosse tutta sta meraviglia, ma non avevamo voglia di pensarci troppo. La chiesa comunque vale la traversata, gli interni rivestiti con placche decorate in argento sono unici e la posizione davvero suggestiva. Piccolo consiglio non richiesto: fuori stagione a Perast trovare un ristorante che non sia piuttosto altolocato è impresa quasi impossibile. Noi ci siamo spostati nella vicina Risan, dove in questo senso c’è molta più scelta. Solo gente del posto e piatti locali ottimi!

piazzetta con chiesa e tavolini

Day 6 -> Risan, Herceg Novi, Nikšić

Ok le scale, ok il non sentirsi più le gambe, ok il non avere a portata di mano più di metà della tua roba e continuare a maledirti per la scelta dell’alloggio… ma quando apri gli occhi di fronte al fiordo, acqua calma, nessuna barca e nessun “venditore di traversate”, le due isolette che sembrano galleggiare pacificamente… ecco, quello ti fa pensare che forse così cogliona non sono. Perast, ti sei fatta perdonare.
Dopo un saluto veloce verso il mare, via a Risan, dove in un minuscolo museo sono conservati dei mosaici di epoca romana risalenti al II secolo. Interessanti, ma niente di indimenticabile. Senza contare che le 5€ per ingresso ci sono sembrate piuttosto esagerate, specie considerando che a Stari Bar ne chiedono 3.

Herceg Novi, Castelnuovo in italiano, è l’ultima tappa costiera, e città natale di un caro amico che ora abita a Belgrado e che non si è risparmiato in dritte. La più apprezzata è stata, manco a dirlo, quella culinaria, con una pentolata di cozze che non mangiavo da una vita!! La cittadina è piuttosto diversa da quelle viste finora, sembra molto più vissuta dalle persone del luogo, ma anche lei schiera una sfilza di scale mai viste… si è capito che non sono proprio una sportiva??? Dopo aver fatto una mega rampa per accedere alla Kanli Kula, la fortezza sulla parte più alta, per trovarci il cancello impietosamente sbarrato di fronte, abbiamo sviato su Forte Mare, altra fortezza stavolta a picco sul fiordo. Spiaggia minuscola ma dall’acqua trasparentissima, porticciolo e passeggiata sul lungomare condita da bar e ristoranti è quello che offre la parte più in basso di Herceg, e dalla quale abbiamo salutato la costa, proprio ad una manciata di chilometri da Croazia ed Erzegovina.

Per la strada verso Nikšić ci siamo fermati giusto un paio di volte, sempre per ammirare spomenik. Quello di Grahovo è dedicato all’eroe di guerra Sava Kovačević e a tutti quei partigiani della zona morti durante la seconda guerra mondiale, così come quello di Trubjela, piccolo ma dalle forme sempre particolari. Di tempo da dedicare a Nikšić non ne restava molto, giusto un giro per cena. Anche in questo caso, città decisamente vivace, con larghi viali e tanti ristoranti e negozi. Nell’ombra della sera l’architettura brutalista era come un gigante che si stava nascondendo per mostrare il suo lato più terrificante solo in certi punti, e lo spettro del randagismo che finora non avevamo riscontrato è (purtroppo, tristemente) diventato qui più tangibile.
Ottima cena, finalmente pop-corn, alloggio da dieci e lode, ma niente Nikšićko per noi.

panchina con cuore e nome città accanto ad un ancora

Day 7 -> Parco Nazionale del Durmitor

Ero sicura che niente avrebbe potuto anche solo scalfire il “primato” delle serpentine di Kotor nella mia personalissima classifica di strade da incubo del Montenegro. Poi siamo arrivati a Plužine, e da Plužine abbiamo proseguito verso Žabljak ed il Parco Nazionale del Durmitor. È vero che il lago artificiale Piva è una meraviglia, e che più si sale più diventa stupefacente, ma arrampicarsi letteralmente sulla montagna, attraverso tunnel scavati nella roccia e tra curve una più a gomito dell’altra con lo strapiombo sempre dietro l’angolo, è stata una bella sfida per la sottoscritta. Tra l’altro ha richiamato alla memoria ricordi remoti, quando da piccola il babbo si avventurò in una strada simile in Trentino Alto-Adige…

È altrettanto vero che, una volta finita la salita, si è aperto davanti a noi uno spettacolo che non credo riuscirò a dimenticare tanto facilmente. Micro centri abitati con casette dal tetto appuntitissimo, prati e campi dai colori scintillanti intervallati da grosse rocce che “si ispirano” alle ben più alte cime che fanno da sfondo al tutto. A poco a poco, si entra in punta di piedi nel parco del Durmitor, quasi senza accorgersene. Finché ci si trova al cospetto di Prutaš, una delle cime più iconiche, riconoscibilissima dalla striatura della roccia. La corniciona piazzata al suo cospetto per la foto ricordo è stata una tentazione irresistibile, e ci ha permesso di godere ancora di più della vista. La strada si snoda tra una curva e l’altra ad un’altezza quasi fissa di 1900 metri, tanto che sembra quasi di toccare le vette. Sedlo, la sella, è l’altro stop obbligato. In questa zona il panorama cambia ancora, tante collinette spuntano dalle vallate, fino ad arrivare dal purtroppo piuttosto asciutto Valovito Jezero.

Di “occhi della montagna”, ovvero laghi di origine glaciale, il parco ne ospita ben 28. Il più famoso è il Lago Nero, o Crno Jezero, ad una manciata di chilometri dalla cittadina di Žabljak. Si nota immediatamente quanto il turismo sia importante da queste parti: moltissimi hotel, anche se dei più grandi rimane solo un triste involucro, e decine di casette in legno nuove di pacca o in costruzione. Potevo non prenotarne una?? Per la prima volta, proprio alla fine del viaggio, ci siamo fermati per due notti consecutive nello stesso posto. Prima che diventasse troppo buio ci siamo spinti un pochino più ad est, verso quel ponte di Đurđevića che torreggia sul fiume Tara ed attraversa il canyon più profondo d’Europa. Pavel non vedeva l’ora, io molto meno.

paesaggio brullo con montagna striata

Day 8 -> Parco Nazionale del Durmitor (Lago Nero e tombe medievali Stećci)

Dopo 7 giorni filati di sole e temperature quasi estive, ci eravamo illusi di sfangarla col meteo per tutti e 9 i giorni di permanenza in Montenegro. Pfffff… Illusi, appunto. D’altra parte la giornata era già iniziata in maniera piuttosto movimentata, grazie alla piccola mandria di cavalli selvatici che si era riversata dal nulla sulla strada a pochi metri dalla nostra auto in corsa…

Dopo esserci ripresi dallo spavento in compagnia di un piccolissimo pezzetto di torta, da Žabljak ci siamo diretti verso le rive del Lago Nero, il Crno Jezero, ovvero il lago più famoso del Parco Nazionale del Durmitor. Il parcheggio, a pagamento (2€) come l’ingresso all’area (3€/p), dista circa 700 metri facilmente percorribili attraverso il bosco, dove un sentiero asfaltato e ricco di panchine e bancarelle non riesce assolutamente a preparare allo spettacolo che ci si trova davanti: due specchi d’acqua turchese rotondi e brillanti. Al nostro arrivo abbiamo trovato un vento già piuttosto convinto che continuava ad increspare la superficie ed irritare non poco la fotografa in erba che è in me. I colori rimangono incredibili qualsiasi sia il meteo però, ed ogni angolo è perfetto per scattare a raffica. Pavel ci teneva a “circumnavigare” l’intero percorso, a maggior ragione perché il livello dell’acqua era davvero basso e zone normalmente sommerse offrivano ulteriore spazio da sfruttare. L’impresa non sembrava particolarmente ardua, specialmente intorno al lago più grande.
Diciamo che il percorso tra la riva ed i boschi è stato perfetto per circa 3/4, fino a quando abbiamo raggiunto una zona un po’ più impervia dove i sentieri si facevano sempre più difficili da riconoscere. È andata a finire che abbiamo trovato una corda a penzoloni attaccata ad una roccia, segno inequivocabile che se non volevamo rigirare ad ormai poche centinaia di metri dalla meta dovevamo arrampicarci. Un plauso alle mie pasticchine per l’ansia, fanno miracoli.

Abbiamo raggiunto l’auto poco prima che il vento si trasformasse in tempesta, ed è in condizioni non proprio ottimali che siamo arrivati al cospetto delle pietre tombali Stecći, sito patrimonio UNESCO condiviso con altri Paesi dei Balcani che riunisce cimiteri di origine medievale. Dalle foto, quelli in Bosnia sono di certo i più suggestivi, ma anche questi meritano del tempo. Noi gliene abbiamo dedicato lo stretto indispensabile, perché al vento assurdo si era aggiunta la pioggia. Giusto il tempo di vedere la mandria al pascolo in lontananza prima di rientrare alla base e prepararsi all’ultima, piovosissima, giornata montenegrina.

montagna avvolta nella nebbia e specchio d'acqua turchese in primo piano

Day 9 -> Nikšić (spomenik), Monastero di Ostrog, Podgorica

Che nottata gente, che nottata.
Bella la casetta di legno, bellissima, ma non l’ideale quando fuori è in scena la fine del mondo, almeno per come me la immagino io. La pioggia della sera precedente si era trasformata in diluvio, il vento più arrabbiato che mai dava man forte ad una vera tempesta di lampi e fulmini, che per i miei gusti stavano cadendo un po’ troppo vicino. Un paio mi hanno svegliato, facendo tremare le pareti ed illuminando la notte. Immaginate quanto possa aver dormito dopo… prima volta in vita mia che mi faccio un tè calmante.

Viste le premesse, non avevo grandi aspettative per la giornata, che in effetti si è rivelata tosta da vari punti di vista. L’unico vincolo era quello di essere in aeroporto a Podgorica per le 18, così il resto del tempo abbiamo deciso di impiegarlo con qualche stop lungo il percorso. Il primo era lo spomenik di Nikšić dedicato ai partigiani caduti nella seconda guerra mondiale; visto il meteo pessimo, non siamo riusciti a visitare il parco adiacente purtroppo. Il secondo era un altro spomenik appena fuori Nikšić, e purtroppo per raggiungerlo (non era manco quello che pensavo tra l’altro, immagini sbagliate su Google maps e io troppo distratta) siamo dovuti passare attraverso il quartiere industriale della città, pieno di enormi fabbriche per la maggior parte in rovina e concentrato di tutti i cani randagi che non avevamo visto nel resto del Montenegro. L’avevo quasi “scampata”, invece anche quest’anno lascio i Balcani con un magone ed un senso di disagio che nemmeno riesco a spiegare.

La botta finale è stata la strada per raggiungere il Monastero di Ostrog, tra le mete di pellegrinaggio più importanti di tutta l’ex Yugoslavia. Altre strette serpentine, rigorosamente in salita, coperte da una nebbia fitta quanto la pioggia. Pensare che anche gli autobus si arrampicano fin quassù, non voglio pensare trovarsene uno davanti… Certo è che la scalata vale la tribolazione. Vista la stagione, il monastero non era molto affollato, evento a quanto pare più unico che raro, e potersi godere in relativa pace questo luogo scavato nella roccia con le sue piccole cappelle affrescate, è stato un vero lusso. Non si sa come, con il ragazzo “guardiano” di una delle due cappelle, tra i racconti di vari miracoli attribuiti a San Basilio (tra cui una bomba tedesca inesplosa accanto alla sua sedia) siamo finiti a parlare di calcio e di possibili amicizie comuni!
Pure il tratto da Ostrog a Podgorica non è stata tutta sta meraviglia, sembrava di essere tornati in zona Indjia in Serbia, dove i randagi abbondano e l’asfalto è un lusso. Altro spomenik al volo lungo la strada prima di tornare alla Cattedrale della Resurrezione di Cristo, passare da Voli per fare scorta di snack da portare a casa, e finalmente restitutire l’auto.

Consiglio l’assicurazione extra per passare un viaggio tranquillo, e ringrazio che le uniche macchine disponibili fossero col cambio automatico, altro extra che adesso ritengo indispensabile in Montenegro. Il tempo di dare i croccantini rimasti ai due dolcissimi randagi fuori dell’aeroporto, fare il check in al minuscolo desk alla presenza di Vipponi locali e nostrani (Vissani può essere considerato tale??), acquisto di una bottiglietta d’olio come ultimo souvenir e via, in volo verso Roma.
Montenegro, sei stato una scelta dell’ultimo secondo, ma totalmente azzeccata. Abbiamo conosciuto, anche se molto parzialmente, un altro tassello che compone quella regione complessissima che sono i Balcani, e nonostante tutto non ne ho mai abbastanza. Chissà quale e quando sarà il prossimo pezzo…

monastero scavato nella roccia in mezzo alla nebbia

YAY & NAY del viaggio  + ultime impressioni sul Montenegro

Godere di una vista da paura in fase di atterraggio
Non farsi “sconvolgere” dall’architettura di Podgorica ✘
Andare a caccia di spomenik
Gatti, gatti ovunque
Affrontare serpentine su serpentine con coraggio, senza sentirsi morire ✘✘✘
Resistere dal comprare qualsiasi tipo di formaggio fresco al mercato di Podgorica
Riuscire a mangiare altro oltre ćevapi e carne grigliata
Sfondarsi di burek e dolci locali ✘
Farsi una cultura basica sulla storia del Montenegro
Andare a caccia di architettura brutalista senza sentirsi sopraffatta ✘✘
Non incontrare cani e gatti randagi affamati e scheletrici, con quegli occhioni che ti scavano dentro ✘✘
Trovarsi a comprare croccantini ad ogni mini market solo per regalargli un minuto di felicità
Constatare che i montenegrini guidano molto bene, nonostante i mille avvertimenti prima e durante il viaggio
Rimanere a bocca spalancata di fronte a panorami incontaminati
Bere quotidianamente Nikšićko
Non morire sulle scalinate delle città costiere ✘✘✘✘
Salire su una barca per visitare qualche isola
Evitare trappole per turisti in zona Kotor / Budva ✘
Osservare i “particolari” affreschi nella nuova cattedrale di Podgorica senza doverci tornare la seconda volta ✘

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