Non solo birra: 5 ottime ragioni per visitare Plzeň

La mia prima visita a Plzeň non è stata dettata, come per il 99% di coloro che si spingono in questo ancora non troppo conosciuto angolo di Repubblica Ceca, dal richiamo della birra. O meglio, non solo.
Siamo abbastanza fortunati da avere una carissima coppia di amici nati e cresciuti lì, e che non perdono mai l’occasione di farci da Cicerone ogni qual volta riusciamo ad andare a trovarli. Dal 2007, anno del mio “sbarco” in Cechia grazie all’Erasmus, è successo in 4 occasioni; assolutamente troppo brevi e non sufficienti, soprattutto perché la Plzeň che ci ha accolto nel 2016, a pochi mesi dal passaggio dello scettro che l’ha vista capitale europea della cultura 2015, mi ha lasciato a bocca aperta: vivace, rinnovata, attivissima, con tanto da offrire.

Non che prima non potesse vantare tutte queste caratteristiche, ma è riuscita ad elevarle al quadrato, ecco. Me ne sono andata con la curiosità di vedere come sarebbe continuata questa splendida evoluzione, e sono prontissima a lasciarmi sorprendere per l’ennesima volta. Vista la premessa, vado più che sul sicuro nel consigliartela, anche come semplice escursione giornaliera da Praga, e spero di riuscire a fartela percepire così come l’ho vissuta io attraverso un breve elenco di 5 ottime ragioni per visitare Plzeň.

#1 Birra, birra e ancora birra

Non serve sapere dove si trovi Plzeň per averne sentito parlare, benché indirettamente. Basta aver bevuto una birra tipo Pilsener, nome che deriva dal toponimo tedesco Pilsen e che è tra le più diffuse a livello mondiale. La pilsener, o pils, nasce tra le mura del Měšťanský Pivovar il 5 ottobre del 1842 grazie al birraio bavarese Josef Groll, capace di unire nel migliore dei modi nuove tecniche di produzione (con lievito a bassa fermentazione), il prezioso luppolo di Žatec e lo stile lager tipico della Baviera, sua terra di origine. È proprio il ruolo fondamentale che ricopre il luppolo a differenziarla dalle altre lager, insieme alla leggerezza, il colore chiaro ed un gusto dissetante ma con una nota decisamente amara.

Peccato solo che il marchio Pilsener non sia registrato subito e che per questo molti birrifici se ne “approprino” per indicare il tipo di birra prodotto. L’aggiunta della parola tedesca Urquell è datata 1898 e si è conservata fino ai giorni nostri: Pilsner Urquell significa “fonte originale di Plzeň”, a ribadire che tutto è nato qui.
Intuile specificare che non serve andare a Plzeň per berla. In realtà, non serve nemmeno più andare in Repubblica Ceca. Perché se in patria esiste una catena di ristoranti e pub dello stesso marchio, oltre ai moltissimi locali la servono da sempre, anche in Italia ormai è di facile reperibilità sia nei supermercati che alla spina (mi viene in mente un’altra catena, Old Wild West).

C’è un però: la visita al birrificio originale è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita. Certo, è piuttosto turistica (vogliamo parlare del bus che trasporta i visitatori da una parte all’altra?), ma riserva momenti indimenticabili. Come l’entrata attraverso l’iconica porta di accesso originale del 1842, o un bicchiere di birra non filtrata e non pastorizzata spillata direttamente da una delle botti della cantina sotterranea. Cantina che in realtà non avrebbe più ragione d’essere, poiché le tecniche di fermentazione moderne non prevedono la necessità di ambienti freschi; questo voler rimanere fedele alle origini io l’ho apprezzato davvero tanto.
Plzeň è anche la città natale di un’altra birra diffusissima ed amatissima in Cechia, la Gambrinus.

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#2 I sotterranei della città

Quelli del birrificio non sono gli unici sotterranei accessibili di Plzeň.
Proprio come per Praga e Tábor, anche qui hanno avuto un ruolo fondamentale per lo sviluppo della città nel corso dei secoli, ricoprendo molteplici ruoli a seconda della necessità. Del fatto che venissero usati anche per la fermentazione della birra l’ho già accennato, quindi non avrebbe dovuto sorprenderci più di tanto che l’ingresso agli 800 metri di gallerie sottosuolo visitabili sia di competenza della Pilsner Urquell. E neanche che avremmo dovuto aspettare il tempo di due tour (sono appena 20 i posti disponibili per ognuno) prima di riuscire ad entrare. Ne è valsa la pena? Assolutamente si.

Interessante è come la guida spieghi passo passo dove ci si trova in relazione agli edifici odierni del centro città, mescolando di fatto passato e presente; l’essere all’interno di un labirinto di corridoi di origine e stampo medievale poi fa il resto. L’immagazzinamento era lo scopo principale della loro esistenza, una temperatura bassa e costante la caratteristica principale; pensa che in alcune zone si poteva conservare addirittura il ghiaccio. Lungo i 19km totali erano anche stati scavati 300 pozzi per rendere l’acqua più accessibile all’intera popolazione.
In alcune delle celle sono conservati poi oggetti di uso quotidiano, attraverso i quali viene illustrato lo sviluppo della città. Insomma, visitare i sotterranei di Plzeň è d’obbligo per comprenderne la storia. Senza disdegnare il voucher per una birra piccola gratuita incluso nel biglietto. A proposito, l’ingresso è condiviso col museo della birra.

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#3 Piazza della Repubblica e la Cattedrale di San Bartolomeo

Il tour dei sotterranei attraversa le viscere del cuore pulsante di Plzeň, Náměstí Republiky.
Lasciamo stare i grandiosi palazzi che vi si affacciano, che quasi ogni piazza in Repubblica Ceca può vantarne degli straordinari esempi. Anzi no, prendiamone in considerazione uno, quello che ospita il municipio. Lo stile è rinascimentale, caratteristica questa non proprio usuale, così come non lo sono i molteplici sgraffiti che raffigurano lo stemma cittadino ed i più importanti sovrani della storia ceca; l’atrio ospita esposizioni temporanee gratuite, quando l’abbiamo visitato noi la mostra era incentrata sulla liberazione dai nazisti da parte dell’esercito americano, unico caso in tutto il Paese.

Ad ornare gli angoli della piazza, insieme all’immancabile colonna della peste, ci sono 3 fontane decisamente particolari, che hanno fatto storcere il naso ai più tradizionalisti, dividendo letteralmente a metà l’opinione pubblica. Inaugurate in occasione dell’investitura a capitale europea della cultura 2015, rappresentano in forma stilizzata un angelo, un levriero ed un cammello, i protagonisti dello stemma di Plzeň.
Infine, al centro svetta imperiosa lei, la Cattedrale di San Bartolomeo, custode del campanile più alto di tutta la Repubblica Ceca. Benché la torre raggiunga un’altezza di 102,6m, è la guglia a rappresentare la parte più imperiosa. Non che ci si possa lamentare della vista che si gode su città e dintorni dalla terrazza, a circa 60 metri da terra.

Dopo aver visitato i meravigliosi interni in stile gotico, i più scaramantici le girino intorno fino a scovare un’inferriata ornata da angioletti, e sfreghino quello che ormai a perso i lineamenti: si dice porti fortuna. La storia è legata alla leggenda del boia di Plzeň, che doveva sposarsi ma senza avere il permesso di entrare in chiesa; durante la cerimonia tra la futura moglie ed un suo rappresentante, rimase inginocchiato di fronte agli angioletti, appoggiandosi a matrimonio concluso su uno di essi. Non si sa cosa ne sia stato di loro, probabilmente vissero felici e contenti perché da allora i cittadini cominciarono a toccarlo in segno di buon auspicio.

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#4 La Grande Sinagoga di Plzeň

A poca distanza dalla piazza, si scorgono distintamente due torri ornate da cupole e dai colori sgargianti; la monumentale stella di David sulla facciata fa il resto.
Sei al cospetto della terza sinagoga più grande d’Europa, addirittura la quinta al mondo, a testimonianza dello strettissimo e secolare legame tra la città e la comunità ebraica. Costruita nel 1893 in stile moresco-romanico, è sopravvissuta alla furia nazista scatenatasi nell’allora Cecoslovacchia tra il 1939 ed il 1945 assieme alla Vecchia Sinagoga. I suoi monumentali interni, rinnovati alla fine del secolo scorso, ospitano sia funzioni religiose che concerti e mostre, grazie ad acustica ed ambienti unici.

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#5 Gli interni progettati da Adolf Loos a Plzeň

Alla comunità ebraica sono legati i lavori di uno dei più grandi architetti capitati in città nel corso del secolo scorso, Adolf Loos.
Nato a Brno da genitori austriaci, colui che è considerato uno dei precursori dell’architettura moderna visitò Plzeň in due occasioni, lasciando un segno indelebile negli anni ’30 del secolo scorso. La sua presenza non passò inosservata soprattutto da parte di alcune famiglie di ricchi imprenditori di origini ebree, che lo ingaggiarono per progettare gli interni delle proprie ville in stile prima repubblica. 8 in tutto, di cui 5 si sono preservate fino ai giorni nostri.

A partire dal 2015, e sempre grazie al suo ruolo di capitale della cultura, le residenze delle famiglie Vogel, Kraus, Brummel e Semler sono aperte al pubblico e visitabili attraverso tre diversi itinerari. Progetto Adolf Loos Plzeň, non perdertelo per niente al mondo se capiti da quelle parti. Visitare Plzeň senza includerlo nel tuo itinerario non sarebbe la stessa cosa.

Credits www.adolfloosplzen.cz
There are 2 comments
  1. Avevo sentito parlare di Plzeň tempo fa e mi aveva subito incuriosita… ora ancor di più!
    Mi piace l’idea di visitare il birrificio e contemporaneamente poter scoprire i sotterranei della città.
    Speriamo di poter tornare a viaggiare liberamente il prima possibile: questa potrebbe essere una delle prime mete da raggiungere! 😉
    Grazie Celeste!

    • Ciao Selene!
      Sono contenta che si incominci a parlare di Plzeň, perché la città merita davvero tanto sotto molti punti di vista.
      Tra l’altro è molto facile da raggiungere da Praga se uno non vuole spostarsi in auto, quindi l’ideale. Eh già, speriamo di poter ricominciare a viaggiare e sognare senza nessun tipo di restrizione quanto prima, la Repubblica Ceca poi è messa davvero male e noi siamo alquanto giù di non poter vedere amici e parenti… se ti serviranno info, scrivimi quando vuoi! Un abbraccio

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