Cosa vedere nella Boemia meridionale: Tábor, la roccaforte hussita

Da grande amante della Repubblica Ceca, ho sempre saputo che Tábor era una di quelle città che un giorno avrei dovuto visitare.
Non solo per ragioni prettamente estetiche, ma perchè rappresenta di un punto fondamentale nella storia del paese. Chi non ha mai sentito parlare di Jan Hus e dei suoi seguaci, gli hussiti? Basta essere stati in Piazza della Città Vecchia a Praga. O aver, anche distrattamente, letto che Martin Lutero, fondatore della chiesa protestante, si era ispirato ad un certo riformatore boemo. Hus appunto.

La fondazione di Tábor si deve infatti ad un gruppo abbastanza radicale di suoi seguaci che nel 1420, in fuga da Praga, individuarono nella collina parzialmente fortificata sulle rive del fiume Lužnice il luogo ideale per stabilirsi. Non è un caso che in ceco tábor significhi accampamento, anche se ufficialmente il nome è di natura… biblica!

I suoi fondatori, insieme alla città, volevano costruire una nuova società regolata da leggi divine. Rifiutavano l’opulenza ecclesiasica ed erano convinti dell’uguaglianza tra gli individui, tanto che i nuovi abitanti erano costretti a lasciare i propri averi per condividerli con i concittadini più bisognosi. Uno degli aspetti questo che vedrà gli hussiti chiamati in causa per i secoli a venire da molti leader politici, anche ai giorni nostri. Il nome del fondatore più illustre? Quello del grande condottiero dell’esercito hussita Jan Žižka da Trocnov, ricordato e celebrato in ogni angolo della città.

Va da sé che, nel piccolo centro della Boemia Meridionale, ogni edificio custodisce una doppia anima legata indissolubilmente al periodo medievale, nonostante una mescolanza di stili da far girare la testa. Io so solo che ne sono rimasta completamente stregata. Sapevo fosse una meraviglia, ma non pensavo a tali livelli. Bisogna fare sicuramente un applauso all’amministrazione cittadina, che ha portato avanti un lavoro di restauro e conservazione eccezionale, badando anche ai più piccoli dettagli.

Personalmente ho adorato i colori sgargianti delle case, che anche nei vicoletti secondari sono perfette. I bidoni della spazzatura con sopra disegnati fiori, animali, ma anche cavalieri hussiti. I frontoni e le decorazioni.
Tábor è un gioello dal valore inestimabile insomma, da qualsiasi prospettiva la si guardi.

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Cosa vedere in Piazza Žižka (Žižkovo náměstí)

Žižkovo náměstí è il cuore di Tábor.
La piazza ha dimensioni tutto sommato ridotte e la si può raggiungere soltanto attraverso un labirinto di vicoletti che si arrampicano sui fianchi della collina. Niente che spaventi le moderne automobili, ma in tempo di guerra tale espediente serviva a rallentare l’arrivo dei nemici. La pianta medievale la si può apprezzare in scala ridotta grazie al “disegno” di sampietrini di fronte al civico 22, in corrispondenza del ristorante Škochův dům; pianta che si è mantenuta perfettamente intatta fino ai giorni nostri.

Il municipio ed il museo degli hussiti

Nonostante ogni singolo palazzo che si affaccia sulla piazza sia davvero unico, è il municipio di Tábor a spiccare.
La sua costruzione, iniziata nel 1440, si protrasse per oltre 80 anni, come a denotare la cura e l’importanza che i cittadini dedicarono a quella che, tutt’oggi, è una delle costruzioni in stile tardo-gotico più belle di Boemia. Piccola curiosità sulla sua torre: nel quadrante frontale ha un orologio che segna tutte e 24 le ore. Sfortunatamente durante la nostra visita la facciata era coperta da impalcature per restauro, così come il famoso salone gotico.

Fortuna che al suo interno custodisce un museo che non ha eguali, e che ripercorre la storia degli hussiti dalla fine del 1300 fino ai giorni nostri. Un museo che, nel corso degli anni, è andato sempre più allargandosi e che oggi custodisce testimonianze importantissime. Con un unico, grande protagonista: Jan Žižka. La vita e le gesta del grande generale hussita vengono analizzate in ogni dettaglio, anche grazie a pannelli infografici in ceco ed inglese e divertenti fumetti per bambini (che personalmente ho molto apprezzato).

Per chiudere in bellezza, è possibile unire alla visita del museo quella dei sotterranei della città insieme ad una guida. Scantinati di palazzi borghesi prima, rifiugio contro incendi ed attacchi poi, le stanze furono unite da gallerie che occupano lo spazio sottostante la piazza. Oggi soltanto una minima parte è aperta al pubblico (500 metri circa su 14 chilometri complessivi), ed è davvero interessante camminare per quegli stretti cunicoli bui cercando di capire in corrispondenza di quale punto di Žižkovo náměstí ci si trova.

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Chiesa della Trasfigurazione di Gesù

Tra tanti palazzi, non poteva certo mancare un edificio sacro, in questo caso il più importante della città: la Chiesa della Trasfigurazione di Gesù.
Costruita in stile gotico nella prima metà del XV secolo al posto di una struttura di legno di dimensioni decisamente più ridotte, ha subito varie trasformazioni. Oggi è una mescolanza di gotico, rinascimentale e barocco. Dalla sua torre, uno dei tratti distintivi di Tábor, pare che la vista sulle viuzze del centro storico sia impagabile. Devo ancora capire come mai me la sia persa….

La statua di Jan Žižka

Nella piazza che porta il suo nome, non poteva certo mancare un monumento a lui dedicato.
La statua in pietra arenaria risale al 1884 e venne eretta al posto di una in bronzo, rimossa per un difetto di materiale. La data non è un caso: è proprio alla fine del XIX secolo che comincia a rifiorire il nazionalismo ceco, che lo vede come uno dei suoi simboli. Sul piedistallo, si possono leggere i nomi delle battaglie vinte dal condottiero, ovvero tutte quelle da lui combattute.

L’ufficio del turismo di Tábor

Proprio di fianco al municipio si trova la sede dell’ufficio del turismo di Tábor.
Grazie a loro ho potuto seguire alla lettera la mappa del walking tour, accompagnata da un’audio-guida gratuita in varie lingue a disposizione di tutti i visitatori (bisogna solo lasciare un deposito di 500czk). In alternativa, è possibile prenotare con almeno 14 giorni di anticipo un tour guidato in inglese, francese o tedesco. Non occorre dire che se state cercando informazioni, brochure, souvenir e quant’altro, è praticamente l’unico posto in città che potrà aiutarvi.

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Le abitazioni della borghesia

Ciò che più colpisce camminando per il centro di Tábor sono le case. Anche se definirle case mi sembra davvero riduttivo.
Soprattutto in Piazza Žižka e lungo la Pražská, molti degli edifici lasciano a bocca aperta. Una mescolanza di gotico e rinascimentale, con qualche tocco di barocco, rococò e stile impero; una combinazione unica ed incredibile. Ogni “palazzo” è completamente diverso dall’altro, anche se ci sono caratteristiche comuni: merlature, affreschi, ricche decorazioni dei frontoni.

Quelle imperdibili? Škochův dům, Lichvicovský dům, Ctiborův dům ed i civici 12, 13, 16, 17, 18, 19 sulla piazza; Stárkův dům e Kostnický dům sulla Pražská. Ma non limitatevi a loro, prendetevi del tempo per esplorare bene tutti i vicoli nel cerchio delle antiche mura. Le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

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La torre di Kotnov ed la porta Bechyňská

Kotnov rappresenta i resti del nucleo originario della città, quello che gli hussiti trovarono al loro arrivo. Del castello è rimasta solo la torre, che porta il nome del suo leggendario fondatore. Secondo i reperti archeologici, la sua costruzione dovrebbe risalire alla seconda metà del 1200 quando, oltre a 4 torri rotonde ed una angolare, c’erano un fossato ed un’altra muraglia difensiva. In seguito al grande incendio del 1532, il castello venne usato come prima come prigione, poi come birrificio. Fu proprio per fare spazio all’attività che una parte venne abbattuta.

La porta Bechyňská ha avuto un trattamento decisamente migliore, rimanendo quasi inalterata dalla sua costruzione nel XIV secolo.

Le mura cittadine

Le mura che circondano ancora oggi Tábor le si devono agli hussiti, che riuscirono a costruire un sistema difensivo con pochi eguali in Europa. La fortificazione era infatti composta da due cinte murarie separate da un fossato, così se il nemico riusciva a superare la prima, rimaneva bloccato e diventava un bersaglio facile facile per gli arceri assiepati sui bastioni.

La parte meglio conservata è quella che guarda verso nord, il cosidetto bastione di Žižka, utilizzato poi come abitazione e per questo risparmiato dall’estensivo abbattimento del XIX secolo. Lungo le mura, oggi monumento nazionale, c’è un parco molto carino dove rilassarsi e dotato di scivoli ed altalene per i bambini; anche se il mio preferito è il piccolino in corrispondenza della Torre dell’Acqua, che guarda verso ovest e verso il lago artificiale Jordán, il più antico del centro Europa.

La Torre dell’acqua

La costruzione della diga Jordán risale al 1492 per far fronte al bisogno d’acqua potabile della città. La posizione sulla collina dava infatti sì sicurezza, ma anche una grossa difficoltà di approvvigionamento idrico. Da qui la necessità di una torre dell’acqua. Quella di Tábor, bellissima nel suo stile rinascimentale, riusciva, e riesce ancora, a rifornire tutto il centro nonostante sia rialzata di ben 32 metri rispetto al lago.

Il museo Lego di Tábor

I cechi amano i mattoncini alla follia, e fa quasi strano trovare tra le viuzze del centro di Tábor un piccolo ma veramente ben fornito museo Lego. Pavel è un grande appassionato e non potevamo non visitarlo, anche se lo consiglierei soprattutto alle famiglie con bambini. All’ingresso viene anche fornito un foglietto dove appuntarsi scene di fiabe scovate tra i vari set. Peccato che alcune siano tipicamente ceche, ma è comunque una bellissima idea per passare una mezz’ora diversa.
Dalla parte opposta del centro, quella sud, c’è anche il museo del cioccolato e del marzapane, che però abbiamo saltato.

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Ma chi era Jan Žižka?

Prima di chiudere, mi sembra doveroso spendere due parole su colui che, a quasi 600 anni dalla morte, è ancora considerato uno dei grandi eroi nazionali cechi.
Jan Žižka nasce da un’importante famiglia di Trocnov, paesello a pochi chilometri da České Budějovice. Deve il cognome (o meglio, il soprannome) all’aver perso un occhio in circostanze mai del tutto confermate. Alla condanna a morte sul rogo del maestro Jan Hus (scomunicato per eresia nel 1411 e bruciato 4 anni dopo), e la conseguente invasione della Boemia da parte dei crociati, Žižka si mette a capo dell’esercito hussita, composto per lo più da contadini.

Impossibilitato a competere con i soldati “classici” a livello di dotazione bellica, utilizza gli attrezzi agricoli come armi di difesa ed attacco, anticipando di circa 500 anni il concetto del moderno carro armato. Introduce inoltre sul campo di battaglia le prime armi da fuoco portatili, in particolare piccoli cannoni e rudimentali pistole, rivoluzionando di fatto l’uso della polvere da sparo.

La sua fama comincia a crescere nel 1419, poco dopo la prima defenestrazione di Praga, ovvero quando un gruppo di hussiti getta dalle finestre del municipio della Città Nuova di Praga alcuni membri del consiglio cittadino. Si arriva presto ad una tregua tra il nuovo re Sigismondo ed i praghesi, fatto che disturba Žižka così tanto da farlo virare verso Plzeň. La prima battaglia, rimandata di pochi mesi, viene combattuta a Sudoměř e lo vede vincitore.

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Giunto nella “nuova” Tábor, deve far presto ritorno a Praga, dove i cittadini sono minacciati da Sigismondo e dall’esercito crociato inviato dal papa contro gli eretici. Prende posizione su un altro rilievo, la collina di Vítkov, oggi facente parte di un quartiere, quello di Žižkov, a lui dedicato. I crociati non riescono a penetrare la roccaforte e devono abbandonare il campo; nel giro di pochi mesi anche Vyšehrad e Hradčany, ultime fortezze in mano al re, capitolano.

Žižka e gli hussiti hanno nelle loro mani praticamente tutta la Boemia. Nonostante questo, il generale rimane fedele alle proprie convinzioni, rifiutando ogni possedimento per uso personale, tranne un piccolo castello nei pressi di Litoměřice che rinomina Kalich, in onore del calice biblico simbolo del movimento.

La seconda guerra hussita si combatte tra il 1421 ed il 1422 nei pressi di Kutná Hora, importante e ricca città riconquistata da Sigismondo. A capo dei taboriti e dei praghesi, completamente cieco (aveva perso l’altro occhio durante l’assedio di Rábí), Žižka grazie a tattiche geniali ed innovative vince ancora. Non si aspetta di certo che le battaglie successive sarebbero state contro i suoi.
È il 1423 e scoppia la guerra civile tra varie fazioni hussite.

La disputa interna dura 14 mesi e si conclude con una pace flebile, rafforzata dalla preparazione di un attacco congiunto alla Moravia, rifugio di molti sostenitori di re Sigismondo. Žižka non ci arriverà mai, colpito ed ucciso dalla peste sul confine. Di lui i suoi nemici diranno “colui che mano mortale non è riuscita a distruggere, è stato spento dal dito di Dio”.

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Žižka fu davvero un condottiero straordinario, uno dei pochi nella storia a non aver mai subito una sconfitta.
Fu un rivoluzionario, sia nelle tattiche che nell’impiego delle armi. Conosceva benissimo il territorio e sapeva come sfruttarlo a suo favore. Senza contare che le guerre hussite, di fatto per buona parte combattute contro lo straniero, fecero risbocciare il senso di appartenenza ed amore per la patria. E non dimentichiamoci cosa ha lasciato non solo ai cechi, ma a tutti noi: Tábor, una città che sa ancora di medioevo.

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