Organizzare un viaggio in Serbia, informazioni e consigli

La Serbia è una destinazione ancora non troppo battuta dal turismo internazionale, escludendo parzialmente quello proveniente dagli altri Paesi dell’area balcanica. E se da una parte è una benedizione, dall’altra richiede un’organizzazione del viaggio un tantino più attenta e dettagliata, perché le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

Prendi me: credevo di essere preparatissima in vista del nostro on the road dell’ottobre del 2020, invece mi sarei presa a schiaffi per non aver “previsto” certe situazioni abbastanza ovvie. Medicina santa per il secondo on the road, sempre in ottobre ma dell’anno successivo. Così ho deciso di stilare una sorta di lista, informazioni pratiche e consigli in cui sarei voluta imbattermi io prima di partire per la prima volta con l’auto alla volta della Serbia.

Non voglio spaventarti eh, tranne che per un paio di questioni non si tratta di niente di traumatico. E se il tuo è un viaggio che prevede la combinazione aereo/mezzi pubblici, buona parte di ciò che troverai su questo post nemmeno ti riguarda. Al contrario, se raggiungerai la Serbia in macchina o ne affitterai una al tuo arrivo in aeroporto, alcune informazioni saranno di importanza vitale.

Almeno, lo sarebbero state per me a fronte dell’esperienza vissuta lungo un itinerario “misto” tra città e zone anche piuttosto isolate, il tutto condito da uno stato d’animo particolare dovuto proprio al primissimo impatto con un Paese che ho finito con l’amare nonostante gli enormi contrasti.
La nostra prima volta così ad est non poteva non essere indimenticabile, per un verso o l’altro.

Fermata del bus in ferro sulle montagne della Serbia occidentale

Cosa dovresti sapere prima di partire per la Serbia

Fuso orario Roma/Belgrado

In Serbia il fuso orario è lo stesso dell’Italia, nonostante si trovi alla stessa latitudine della Grecia, che al contrario è un’ora avanti rispetto a noi. Non ci sarà quindi bisogno di spostare le lancette.

Moneta e cambio valuta

La valuta corrente nella Repubblica di Serbia è il dinaro serbo.
Il cambio si aggira intorno ai 120 RSD per 1 €, ma per semplificarsi la vita ti consiglio di fare affidamento su una delle tantissime app gratuite che calcolano istantaneamente a quanto ammonta una certa cifra (io uso Valuta EX).

Dove cambiare gli euro in dinari? Se ci trovassimo all’interno della Comunità Europea, o in una città tipo Praga dove il 99% degli exchange offices sono strozzini autorizzati, ti dirrei di prelevare la somma che ti serve presso uno sportello bancomat. In questo caso (fuori EU + no euro), bisogna stare bene attenti alle commissioni addebitate dalla propria banca (la mia ad esempio ha una tariffa di 2,50€ a prelievo), e se si decide che questa è l’opzione più conveniente ricordarsi sempre di selezionare che sull’estratto conto NON vogliamo il cambio in euro.
Più semplicemente, si può portare con sé gli euro in contanti e rivolgersi ad un ufficio di cambio valuta (Menjačnica in serbo), facile da reperire nelle principali città e spesso con tassi onesti.

Documenti richiesti

Benché la Serbia non faccia al momento parte della Comunità Europea (ma rientra tra le prossime candidate), basta la carta d’identità valida per l’espatrio (ed integra, mi raccomando) per entrare. Tuttavia, per facilitare i controlli ed evitare di essere accusati di immigrazione illegale al momento dell’uscita dal Paese (in alcuni casi è successo, non so se a turisti provenienti dall’Italia), il passaporto rimane la scelta più sicura; per questo, controlla sempre che venga apposto il relativo timbro all’ingresso.
Il visto è necessario soltanto per soggiorni superiori ai 90 giorni, ma occorre comunque registrarsi entro le 24 ore dall’arrivo presso l’ufficio della polizia locale. Se si soggiorna presso un albergo, la registrazione è automatica.

Tram rosso e blu alla fermata di Piazza Slavija a Belgrado

Consigli pratici per non incappare in spiacevoli sorprese (e godersi al meglio la Serbia)

Serbia paese sicuro, basta prendere le dovute precauzioni

Se ne sentono tante sulla Serbia, e sui paesi dell’area balcanica in generale, riguardo alla sicurezza.
Nei territori dell’ex Yugoslavia poi, reduci da una guerra ancora troppo recente, c’è sempre una paura di fondo che accompagna una buona fetta di viaggiatori, come ho potuto constatare su molteplici forum online. Mi ero preoccupata fin troppo nel leggere come alcuni consigliassero di diffidare della polizia, descritta come grande sostenitrice di corruzione ed abuso di potere, almeno finché non sganci una sostanziosa mazzetta; o scansare come la peste rifugiati e rom, il cui solo scopo parrebbe essere mettere le mani sulla tua borsa. Pregiudizio, il secondo, sostenuto anche da qualche serbo, tra cui uno dei nostri host a Belgrado, che oltre al portafoglio ci ha consigliato di starne alla larga perché “non sono razzista eh, ma sono loro che diffondono il Covid”. Con un tasso di vaccinazione tra i più bassi d’Europa e mascherine non rilevate. Tutto il mondo è paese, altroché.

La verità è che la Serbia occupa il 31° posto su 162 nella lista dei Paesi più sicuri al mondo. In effetti, non ci siamo mai sentiti in pericolo o minacciati, sia in città che in luoghi più sperduti. Anzi, quando i doganieri controllando i nostri passaporti hanno visto che stavamo arrivando dall’Italia, erano sorpresi e felici che avessimo scelto il loro Paese come meta. Abbiamo sempre rispettato le regole sulle strade, e sia a Belgrado che a Novi Sad che a Niš (i centri più grandi dove siamo stati) non abbiamo fatto altro che prendere le solite accortezze che abbiamo pure a Firenze, o a Praga. Insomma, prestare attenzione sì, ma senza particolari paranoie. Anche perché i serbi sono un popolo molto caloroso, e alla prima difficoltà correranno in vostro aiuto; senza contare che “sono italiano” è un vero e proprio asso nella manica.

Bandiera della Serbia intrecciata nei fili elettrici in cima ad un palo della luce

Acquista una SIM card al tuo arrivo

La Serbia al momento non fa ancora parte dell’Unione Europea, quindi ricordati di disattivare il roaming dati sul tuo smartphone prima di approdare sul suo suolo. Le tariffe per navigare su internet che per le chiamate al di fuori della EU sono assurde e non vale davvero la pena rischiare, soprattutto considerando che molte compagnie telefoniche locali offrono delle promozioni vantaggiose dedicate ai turisti. Noi ci siamo sempre affidati a Telenor, che al costo di 545 RSD (circa 4,50€) fornisce una SIM valida per 15 giorni con 10GB di traffico e 500 minuti di telefonate solo verso numeri serbi (molto comodo per chiamare hotel ed alloggi vari).

Stipula un’assicurazione di viaggio

So che dovrebbe essere ormai di prassi per tutelarsi quando la destinazione è fuori Italia, ma prima della Serbia non avevo mai stipulato un’assicurazione di viaggio. La scelta di acquistarne una è stata dettata da una serie di fattori, tra cui il non trovarsi in EU, il Covid (molte assicurazioni includono spese mediche e quelle legate ad un’eventuale quarantena) ed il girare a bordo di un auto quasi nuova.

Tra tutte le compagnie prese in considerazione, alla fine abbiamo optato per Europ Assistance, una delle poche che dà la possibilità di coprire anche il veicolo (e grazie al cielo, altrimenti in un paio di situazioni mi sarebbe preso un infarto). È vero che abbiamo lasciato fuori alcune cosette, come ad esempio la copertura legata al bagaglio, ma 35€ a testa per un viaggio di 10 giorni ci sono sembrati un prezzo davvero onesto. Insomma, non vale davvero la pena rischiare. Non pensarci troppo sù e stipulane una prima della partenza.

Ristoranti serbi, tutti (o quasi) carne e fumo

Partiamo col punto forse più critico, visto che con fumo non intendo (solo) quello che proviene dalle attivissime griglie di cui è dotato ogni buon ristorante tipico serbo. Già, perché in Serbia è ancora permesso fumare all’interno dei locali ed i serbi, purtroppo, non si limitano ad una sigarettina a pasto e via. Fumano in tanti, e tanto, anzi tantissimo. Non credo di essermi mai resa conto di quanto questo divieto, entrato in vigore nel 2003 in Italia (ma solo nel 2017 in Repubblica Ceca), abbia reso infinitamente più piacevole una cena fuori. Quindi preparati, perché quando uscirai da una qualsiasi kafana avrai lo stesso odore del posacenere sul tavolo di fianco al tuo.

Altra cosa da tenere bene a mente quando si parla di ristoranti in Serbia è la mancia. Il concetto di coperto non esiste, ed è normale lasciare al cameriere un 10-15% di mancia (o arrotondare in eccesso se la somma è piccola) a seconda del livello di soddisfazione di cibo e servizio. Considera che la spesa media è comunque piuttosto bassa per gli standard italiani, per cui in proporzione il nostro coperto è spesso più caro.

L’ultimo avvertimento, se così vogliamo chiamarlo, riguarda il menu. Perché la Serbia, e credo l’intera area balcanica in generale, non è esattamente “accogliente” per vegetariani e vegani. O meglio, l’ingrediente principe della cucina e della dieta locale è la carne (grigliata soprattutto, non puoi non assaggiare i ćevapi), ma subito dietro vengono i formaggi e gli immancabili peperoni. Peperoni/peperoncini che si trovano in tutte le salse, dall’ajvar a quelli ripieni di kajmak, oppure fritti o cotti al forno con un filo d’olio. Anche se la caratteristica che più ho apprezzato è che si digeriscono che è una meraviglia! Io che di solito sto male anche solo a sentirne l’odore…

Non mettere troppa carne al fuoco

Prima di imbarcarsi in un viaggio alla volta della Serbia, non sarebbe male farsi un’idea generale di dove si vuole andare, ed organizzare almeno a grandi linee un itinerario, più che altro per cercare di capire quanto lento possa essere il percorso. Dipende dal tempo che si ha a disposizione, ma il mio consiglio è quello di non mettere, appunto, troppa carne al fuoco: a meno che tu non voglia spostarti tra le città principali, tieni presenti che i collegamenti con i mezzi sono pochi ed i tempi di spostamento davvero lunghi. Non ho mai usato i mezzi al di fuori di Belgrado (dove gli orari sono mooolto poco affidabili), ma se dovesse essere questa l’opzione che hai scelto, il bus è un’opzione migliore rispetto ai collegamenti ferroviari, scarsi e lenti.

Il mio consiglio è quindi piuttosto ovvio: sfrutta i (pochi) voli, magari low cost (ma giusto se parti da Milano e dintorni), che raggiungono l’area e spostati con un auto a noleggio. In entrambi i casi, prendila con calma e senza avere l’ansia di vedere per forza tutto, perché rischi di rimanere seriamente deluso (come la sottoscritta, per l’appunto).

Viaggiare in Serbia in auto

Frontiere e, soprattutto, dogane

L’unico fattore che differenzia l’arrivare in Serbia con la propria auto/dopo averne affittata una nei Paesi limitrofi, o affittarla una volta atterrati a Belgrado o Niš, è il dover attraversare la frontiera, e quindi il controllo alla dogana. Noi siamo sempre entrati dalla Croazia, dal tratto Bajakovo-Batrovci, dove i tempi di attesa sono sempre piuttosto snervanti. Credo che i doganieri croati provino un piacere quasi perverso nel farti sprecare almeno una mezz’oretta, non importa quanto breve sia la fila, o che tu ti stia lasciando alle spalle il loro Stato e, di fatto, la Comunità Europea. Inutile sottolineare che al rientro i tempi possano dilatarsi, altrochè, e che c’è sempre da passare attraverso i controlli di due Paesi, quindi anche questo va preso in considerazione nel calcolo delle tempistiche. Ti auguro che i doganieri serbi ti accolgano a braccia aperte come hanno fatto con noi, senza dimenticare che se volessero, potrebbero rivoltare l’auto da capo a piedi…

Da prestare particolare attenzione, che si viaggi o meno in auto, se del tuo itinerario fa parte anche il Kosovo. La Serbia non lo riconosce come stato indipendente, e attraversare il confine entrando in Kosovo da Montenegro, Macedonia del Nord o Albania per poi proseguire verso un un altro dei territori della Serbia per la polizia vale come introdursi illegalmente nel Paese. Sul tuo passaporto infatti non comparirebbe il timbro serbo di ingresso, ma “solo” quello kosovaro che, ripeto, in Serbia non ha nessuna valenza.

Frontiera con controllo doganale tra Serbia e Croazia

Strade ed austostrade in Serbia

In Serbia la rete autostradale (autoput) non è ancora molto sviluppata, anche se in continua evoluzione.
Il pedaggio funziona come in Italia, ovvero attraverlo il calcolo dei chilometri percorsi ed il conseguente utilizzo di caselli, dove è possibile pagare sia in contanti che con la carta di credito. L’unica eccezione è il raccordo che si sviluppa sul lato sud-ovest di Belgrado, gratuito.

La principale arteria del Paese è la A1, che lo attraversa verticalmente unendo non solo il confine ungherese a quello nord-macedone, ma anche le 3 città più grandi: Novi Sad, Belgrado e Niš. La A2 “Miloš Veliki” connetterà la capitale al Montenegro, al momento si ferma a metà strada, nei pressi di Čačak, rendendola la via preferenziale per raggiungere la Bosnia-Erzegovina attraverso Užice (tratto questo che dovrebbe vedere la luce in futuro). La A3 va dal confine croato a Belgrado, mentre la A4 collega Niš col confine bulgaro. Infine la A5 è in costruzione e connetterà la A1 all’altezza di Pojate fino a Čačak.

Dalle autostrade si passa direttamente alle strade statali, le superstrade come le intendiamo noi non esistono. Nel 95% dei casi hanno una sola corsia in entrambe le direzioni (senza corsia di emergenza) e sono molto trafficate, anche da mezzi pesanti. Sono contrassegnate da numeri a due cifre, che però non ne garantiscono affatto la velocità di percorrenza, né tantomeno lo stato del manto stradale, almeno non in questo momento storico. Ribadisco, è importante tenere presente che la rete stradale è in continua evoluzione; si possono trovare dei lunghi tratti in costruzione, con buche, semafori, camion, trattori e chi più ne ha, più ne metta. Molto significativa l’esperienza che abbiamo avuto sulla S.S. 35 tra Zaječar e Knjaževac, enorme cantiere aperto (ottobre 2021), dove un tir se ne è fregato del fatto che fossimo bloccati dietro ad un trattore e quindi non potessimo rispettare i ritmi del semaforo, costringedoci a virare su un prato sul lato della strada.

Insomma, prestare estrema attenzione. Nonostante la frustrazione (che credimi, arriverà, eccome), a meno che tu non abbia un macchinone o voglia costantemente provare il brivido di fare un frontale, i sorpassi sono piuttosto difficoltosi. Senza contare che bisogna guardarsi bene le spalle anche dai guidatori locali; conoscono le strade meglio di noi, sicuro, ma una buona percentuale ha una guida folle e azzarda sorpassi assurdi. All’inizio non capivo il motivo di tante pietre e targhe commemorative lungo la strada, non c’è voluto molto a fare 2+2…

Infine, le strade statali di categoria inferiore e quelle municipali sono anch’esse un terno al lotto. Nelle zone di Zlatibor e Mokra Gora ad esempio ne abbiamo trovate in perfette condizioni, tra Ruma e Novi Sad al contrario le ho trovate da incubo, e non solo per lo stato dell’asfalto. I poliziotti imboscati nei campi a bordo di Punto degli anni ’90 con autovelox più grandi di loro passino, l’enorme quantità di cani randagi in condizioni a dir poco tragiche proprio no. Ne ho parlato abbondantemente in un post in cui ho raccolto le mie impressioni sulla Serbia dopo il primo viaggio on the road.

Due trattori che vanno nella stessa direzione su entrambe le corsiesu una strada dissestata in Serbia

Conclusione: armati di pazienza e prendila con filosofia, guida con calma e con attenzione e vedrai che non avrai problemi. Non mettere troppa carne al fuoco e non stilare un itinerario che preveda troppi chilometri giornalieri al di fuori delle autostrade, potresti rimanere deluso nel trovare chiuso un certo punto di interesse o, chessò, arrivare dopo il calar del sole.
Sia chiaro, non è mia intenzione “spaventare” nessuno, al contrario. Vorrei incoraggiarti a visitare un Paese davvero unico come la Serbia, che ancora mantiene la sua autenticità, nel bene e nel male. Però ritengo che non tutti siano pronti a certe situazioni, proprio come non lo ero io, e mi sembra giusto condividere la mia esperienza, in cui spesso ho attraversato fasi di frustrazione/nervosismo/ansia. Magari posso risparmiarle a te. Pavel, al contrario, l’ha affrontata con una pacatezza che a questo punto credo sia intrinseca nei popoli slavi. Beati loro.

Carburante e rifornimenti

Una delle cose che più mi ha stupito in Serbia è il costo del carburante, inferiore all’Italia ma non più di tanto. Insomma, non abbiamo trovato una netta differenza come in Slovenia. Un’altra sorpresa è stata il fatto che la benzina verde senza piombo costi leggermente meno rispetto al diesel.
In generale, il rifornimento è self-service (anche se degli addetti possono farlo al posto vostro senza costi extra), mentre il pagamento si effettua alla cassa interna, dove si trovano anche snack, bibite ed articoli di vario genere.

Familiarizza con l’alfabeto cirillico

Ufficialmente la Serbia ha due alfabeti, quello latino e quello cirillico, con il secondo che predomina al di fuori delle grandi città.
Ma se di fronte ad un menu ci si può prendere del tempo per “decifrare” cosa stiamo ordinando, non è possibile fare lo stesso con i segnali stradali. È vero, il navigatore rimane una sicurezza e ci si affida a lui quasi completamente, ma può succedere che la connessione ci abbandoni e ci troviamo a dover prendere delle decisioni in tempi stretti senza nessun supporto. Salvarsi sullo smartphone una traslitterazione, o ancora meglio cercare di imparare l’alfabeto cirillico serbo (che ha delle lettere diverse rispetto al russo o al bulgaro) infonde sicurezza e può rivelarsi utile in più di un’occasione.

Stazione e treno con la fortezza sullo sfondo a Smederevo, Serbia

Il magico mondo dei parcheggi

Abbiamo sempre visitato la Serbia fuori stagione, quindi parcheggiare nelle immediate vicinanze di monumenti e punti di interesse non si è mai rivelato un problema. Non credo che anche in alta stagione possano esserci particolari difficoltà in questo senso, che si tratti di zone più isolate o villaggi. Le cose cambiano, eccome, nelle le città, ad esclusione di Belgrado e Novi Sad (almeno tra quelle che abbiamo visitato noi).

La capitale serba è “avvezza” ad ospitare visitatori da tutto il mondo, è il riferimento dell’intero Paese ed è molto più moderna e tecnologicamente avanzata rispetto alle altre metropoli. Parcheggi multipiano e garage privati sono facili da individuare, con costi che in altre parti della Serbia sono considerati folli, è vero, ma trovare un posticino per la propria auto non è un gran problema (a differenza del traffico, quello sì che è un inferno). In maniera ridotta, questo principio può applicarsi a Novi Sad.

Per il resto, i parcheggi privati sono un’utopia. Ciò significa che non è in realtà complicato scovare uno spazio per strada, il problema è gestire il pagamento: tramite sms ad un numero che accetta messaggi solo da numeri serbi. Eh già. Capisco che il turismo internazionale in Serbia sia ancora poco sviluppato, ma ritengo comunque folle che il credito sulla SIM sia l’unico modo per essere in regola. Non che non avessimo la scheda SIM serba, ma la tariffa turistica non prevede credito, solo dati e minuti.

Come abbiamo fatto, quindi? Fortunatamente in diverse città il parcheggio era privato ed incluso nella prenotazione. A Niš, i nostri host si sono offerti di pagare il parcheggio col loro credito e noi li abbiamo rimborsati in contanti; a Knjaževac, la signora dell’ufficio turistico ci ha indicato un angolino non a pagamento; a Kruševac, la meravigliosa titolare dell’ufficio di cambio ha pagato per noi senza neanche volere che la rimborsassimo, perché “mi basta che vi sia piaciuta la mia città”. Se si ha intenzione di fermarsi per poco tempo e quindi provare a fare i furbi, a proprio rischio e pericolo: i serbi non lasciano la macchina senza parcheggio valido nemmeno per 10 minuti, il che ci ha fatto pensare che i controlli della polizia stradale siano frequenti e rigorosi. Insomma, tocca ingegnarsi.

In conclusione: la pazienza è la virtù dei forti

C’è ancora tanta strada da fare prima che la Serbia possa considerarsi una destinazione tourist-friendly, almeno per quanto riguarda il turismo estero. Il ridursi a dover girare in tondo perché non si riesce a trovare l’ingresso di questa o quell’attrazione, o il dover perdere tempo per le cose più assurde e dover forzatamente rinunciare ad altro, sono situazioni che a noi si sono presentate più spesso di quanto potessi immaginare.

Un esempio? Il nostro non riuscire a trovare l’ingresso alla grotta di Stopića, col navigatore che ci portava in aperta campagna per stradine a sterro e senza nessun cartello che ci venisse in soccorso. Quando finalmente l’abbiamo scovato, abbiamo trovato un’insegna quasi del tutto scolorita, e la strada di accesso al parcheggio privato chiusa per lavori. Grotta meravigliosa, ma abbiamo sprecato quasi un’ora ed abbiamo dovuto rinunciare al villaggio di Sirogojno.
Il segreto è quanto ho già detto sopra: prenderla con filosofia. Forse l’ho capita dopo due viaggi.
O forse, semplicemente, i disadattati siamo noi????

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